Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post

Meanwhile...

Breve compendio di quel che è successo negli ultimi 16 mesi



- E' nata una bimba (e non è la principessa Charlotte);
- Sachi ha continuato i suoi viaggi, visitando prima Parigi e poi Dublino. Il Viaggio in Cina, però, è stato dolorosamente rimandato;
- La mia filiale ha chiuso i battenti, e da quel momento è cominciata una funerea spirale di rancori, pressioni e coercizioni lavorative le cui prospettive sono tutte all'insegna di un esponenziale peggioramento;
- Altri bambini sono nati, molte persone si sono sposate, qualcuno si è anche separato. Il bilancio, per fortuna, è ancora positivo;
- La mia Saffiano raspberry è stata prepensionata da una the Original dark aqua;
- ...ma le Midori stanno rapidamente scalando ogni mia personale graduatoria di preferenza;
- Il Project Life 2015 è giunto gloriosamente alla sua conclusione, quello 2016 pure, il 2017 non è mai cominciato (e mi manca un sacco);
- Alcune persone si sono ammalate. Qualcuno lo era già, ma ha scoperto di esserlo. Qualcuno se n'è andato. Qualcuno combatte, ma questa è una cosa troppo dolorosa da scriverci su.
- Mi ritrovo, senza averlo mai desiderato e senza averne la benché minima capacità, ad essere referente Asi per la Sicilia;
- Ad Agrigento hanno aperto, nell'ordine: la Lidl, una bottega bio-vegan e un sushi-bar;
- Alcuni progetti sono riusciti, ma molti altri sono clamorosamente falliti: One Little Word, Project Happiness, Club del Libro (uh?);

- Improvvisamente scrivo un sacco di lettere (ma finalmente posso abbellirle con tutto il mio arsenale scrap);



- Nuovi Progetti prendono forma;



- Negli Universi c'è un gran rumore.

Rieccomi (view, mission & reason why)

48 h, tre risposte.
Un record, su queste pagine.

Quindi ufficialmente grazie a Lucy, Rossella e Dolcezze, che mi hanno dato la spinta finale per riaffacciarmi, e un grazie anche a Gina di Asi Campania, che invece mi ha dato la spinta iniziale chiedendomi se ne avessi o meno uno.

In realtà ci pensavo da un po': ultimamente mi era tornata la voglia di parlare, raccontare, cazzeggiare, confrontarmi, pontificare.. e anche di giochicchiare un po' con la grafica del blog.
Epperò mi fermava una grande riflessione: hanno più un senso, oggi, i blog? Sinceramente, credo ancora di no. Nell'era socialzoica degli youtubers, chi ha più tempo di seguire un blog? Di dedicare 5-10 minuti a turate-le-orecchie-ai-bambini leggere un testo, anziché tenere i video in sottofondo, mentre, contemporaneamente, beviamo mojito, ci facciamo la manicure, riempiamo il carrello Amazon e controlliamo le notifiche sul cellulare?
Io per prima proprio no, un po' perché sono una preda facile del multitasking a tutti i costi, un po' perché, diciamocelo, pure loro non è che me la rendano facile: se cerco qualcosa in Google, tra i primi 10 risultati qualche link youtube non manca mai, ma se aspetto di veder comparire un blog il mojito mi da alla testa, il cellulare mi si intasa di notifiche, il carrello Amazon scade e la manicure.. no, quella no, starò ancora cercando di darmi il primo strato dopo aver svuotato mezza bottiglia di acetone per correggere i fallimenti precedenti.

Il passo logico successivo sarebbe quello di "vabbè, e allora fai i video", ma, oh.. non scherziamo!

Io?!?
Io che da decenni scivolo lungo i muri meglio di un ninja per farmi notare il meno possibile? Io che non ho ancora superato il trauma di quando in quarta elementare mi volevano far fare Maria nella recita di Natale? Io che ho una cugina che non mi parla perché ne ho diniegato l'invito a leggere il salmo durante il suo matrimonio?

Insomma, era un'impasse assai difficile da superare.
E infatti non l'ho superata.

Insomma, non ho una view, non ho una mission, e non ho neppure una reason why.
Però sono qui, pronta ad evolvermi.

Come un Pokemon.



L'intelligenza è una qualità sopravvalutata

A che caspita dovrebbe servire, tutta questa intelligenza??
Parliamone
(anzi, #parliamone. Ho deciso che questo sarà il mio nuovo hashtag)

Innanzitutto, cos'è?
Ora, molti comunemente confondono intelligenza e furbizia, o peggio ancora con la cultura, roba che peraltro meriterebbe un trattamento a sé, ma restiamo focalizzati e torniamo all'argomento del giorno.

Foto di ragazza occhialuta (evidentemente un autoscatto), perché quando cerco "smart girl" Zio Google mi restituisce solo immagini di gente che si imbottisce il reggipetto
 L'intelligenza, dice Wikipedia (che in queste cose ha evidentemente superato il Devoto-Oli), è la capacità di affrontare situazioni e problemi con l'aiuto del pensiero.
Tipo, proprio, fare il conto di quanto tempo ci vuole per riempire una vasca da bagno di forma ellittica e alta 85 cm se il rubinetto dell'acqua calda versa 15 lt ogni 10 minuti, quello dell'acqua fredda 12 lt ogni 5 minuti e intanto Giovanni la svuota con un bicchiere di carta dalla capacità di 30 dl.

Ora, a meno che non si abiti nell'unico comune di Europa dove, nel 2015, ancora si rende necessario fare calcoli idrici perché Girgenti Acque SpA si permette di staccare le utenze anche a chi è in regola coi pagamenti, converrete con me che non si tratta di un'abilità di primaria importanza.

A cos'altro può servire, allora?
Sono secoli che me lo chiedo...

Ecco, la sottoscritta è una a cui l'intelligenza non ha mai fatto particolare difetto.

(neanche la modestia)

(la falsa modestia, poi..)

Un po', devo ammetterlo, mi è tornata utile ai tempi della scuola, giusto quel tanto che mi consentisse di  dedicare allo studio il minimo sindacale di ore possibile, ma non vorremo mica sostenere che una qualità tanto decantata esaurisca la sua funzione nei primi 20 anni di vita?

Parliamo del lavoro? Io giuro, mano sulla Bibbia e croce sul cuore, che l'intelligenza serve a chi cerca lavoro come la famosa bicicletta serviva al pesce. No no, cari miei.. di questi tempi, in questo emisfero, per trovare lavoro servono fortuna, amicizie, tempismo, coincidenze, spigliatezza e la bella presenza non manca d'aiutare.. ma l'intelligenza, quella no, interviene solo in ultima analisi.
Per la salute basta un po' di buon senso.. essere intelligenti in amore probabilmente fa più danno che altro (la bella presenza, invece, aiuta sempre tantissimo)..

Vogliamo dirla tutta??? L'intelligenza, oltre a non portarti nessun vantaggio concreto, ti porta invece una notevole quantità di svantaggi: ti rende antipatico ai più, ti fa diventare estremamente selettivo (e quindi tenzialmente solitario), ti fa percepire con brutale chiarezza un sacco di brutta roba che i meno intelligenti possono serenamente ignorare, ti rende facile alla disperazione e all'infelicità.

Minchia, la felicità.. ma voi conoscete uno perfettamente felice che non sia anche un perfetto imbecille?! No, chiaro, gli intelligenti sono tristemente proiettati a comprendere i mille perché dell'eterna infelicità, e non faranno mai in tempo a godersi un solo istante sereno.

In definitiva, ecco, io non credo che essere intelligenti ti spiani qualche strada, men che meno che si riesca ad andare avanti, nella vita, grazie alla propria intelligenza.
Caso mai, si riesce ad andare avanti nonostante quella..

Sì, va bene, lo riconosco.. oggi è lunedì e mi sono svegliata storta...

Mi piace

Questa deve molto a Lorenzo Marone, e alla tentazione (un po' di tutti) di essere felici.


Mi piacciono i cuccioli, mi paice l'odore delle lenzuola stese, mi piace bere tè e infusi nelle sere di inverno. Mi piacciono le creme profumate (per i primi 15 minuti, almeno) e l'idea di prendermi cura di me stessa, mi piacciono il legno, il vetro e la ceramica. Mi piacciono le zucche, ma in senso estetico più che gastronomico, mi piace l'odore del cibo che cuoce in forno e i cani quando ti ascoltano inclinando la testa. Mi piacciono i colpi di vento improvvisi e il ticchettio della pioggia sui vetri, mi piace addentare una cheesecake col biscotto che si sbriciola e gli stormi compatti di uccelli in volo.

 
Mi piacciono i papà che giocano coi loro bambini (ancora di più mi piacciono i papà sexy che giocano coi loro bambini), mi piace prendere una curva e veder sbucare il mare, mi piace programmare i viaggi, anche quelli che so di non poter fare. Mi piacciono le strade di campagna costeggiate da muretti in pietra, mi piace veder spuntare le gemme sugli alberi, mi piace il rumore del primo morso dato a una mela e il pane inzuppato di qualsiasi cosa.
Mi piace l'odore di un forno a legna, il fiordilatte che fila sulla pizza, mi piacciono i segreti condivisi e quando si scoppia a ridere e non ci si può più fermare. Mi piacciono i sorrisi dei neonati e gli sbadigli degli anziani. Mi piace il getto fresco della doccia quando sei accaldato e quello caldo quando fa freddo, mi piace chi sa stare da solo e chi sa perdonare le offese, mi piacciono gli uomini che indossano una camicia bianca.


Mi piacciono le biblioteche e i mercatini, i grattini sulla schiena e una mano poggiata sul ginocchio mentre si guida. Mi piacciono le persone che affrontano la vita con dignità, mi piace l'odore della tempera, la sfrontatezza del papavero e l'eleganza del tulipano.
Mi piace quella sensazione quando sai di essere tra persone che ti vogliono bene.
Mi piace provare cibi nuovi, anche quando a vederli non ispirano troppa fiducia, mi piace l'ironia, specialmente verso se stessi, mi piace l'odore degli agrumi e riconoscere ogni metro della strada che mi riporta a casa. Mi piacciono gli accenti, mi piace guardare la chioma di un albero stesa sotto la sua ombra, mi piace camminare a piedi scalzi e le fotografie in bianco e nero.


Mi piace pensare che c'è ancora speranza, mi piacciono le spighe di grano e gli zainetti accatastati per segnare una porta di calcio. Mi piacciono gli abbracci da dietro e chi scrive ancora a mano, le girandole nei vasi e le chiese di campagna. Mi piace l'ottimismo e l'odore dei limoni, le travi di legno nei soffitti e le fontanelle che zampillano acqua.
Mi piacciono le parole, le parole di ogni tipo: scritte, cantate, parole vere e parole crudeli. Parole aguzze e parole sussurrate.


Mi piacciono le coppie di anziani che si tengono per mano, mi piacciono gli stivali di cuoio, la sabbia fresca sotto ai piedi di mattina presto e mangiare la frutta con tutta la buccia. Mi piacciono i libri scarabocchiati da mani infantili, mi piace la luce del Meridione, mi piace il vento che scosta le tende e le sciarpe tanto lunghe che toccano terra. Mi piace il rumore della risacca, la pasta fatta in casa e quando la città torna a rinfrescarsi con le prime piogge di fine estate. Mi piace quando trovo parcheggio al primo colpo, mi piace vedere che, ogni tanto, le persone oneste ottengono quello che meritano, mi piace indovinare la storia della gente dai tratti del viso o dai frammenti di discorso.



Mi piace pensare di aver fatto un buon lavoro, mi piace che ogni cosa abbia un suo posto, mi piacciono le file di matite temperate e chi ha qualcosa da dire.


Mi piace chi combatte ogni giorno per essere felice.

Short Impressions

Qualche tempo fa, sulle pagine di questo blog, ho conosciuto Valentina, una "italiana in Texas", come lei stessa si definisce.
Tramite Valentina ho scoperto questo articolo: "100 short impressions after a year in Italy", che pare stia facendo grande scalpore proprio tra la nostra comunità di espatriati in America.

Per quello che ho potuto capire, il blog si propone come un punto di raccolta per gli Americani a Roma, e questa è probabilmente la cosa che mi ha dato più fastidio di tutto l'articolo.
Per il resto i 100 punti secondo me si possono suddividere nelle seguenti categorie (non li traduco tutti perché sarebbe anche noioso):

Cose vere e sulle quali sarebbe interessante riflettere (anche confrontandoci con chi italiano non è)

- in circolazione si vedono ancora pigiami da uomo che fanno inorridire;
- abbiamo idiosincrasie per tutta una serie di "malattie" (i funghi ai piedi, le bucce della frutta, i capelli bagnati...).
- mangiamo solo cibo italiano.
- si vive coi genitori fino al matrimonio.
- negli uffici e nei negozi abbiamo i distributori di numeri perché non siamo in grado di fare una fila in autonomia.
- non si fa sport nelle scuole e non c'è spirito di unità scolastica.
 

Cose semplicemente false

- le scuole chiudono se c'è un allarme pioggia
- molti bagni hanno il buco alla turca (molti?? credo di non averne mai visto uno in vita mia)
- non ci asciughiamo dopo la doccia
- le chiese offrono lezioni di nuoto (?)

- i bambini si lavano una volta a settimana (ehhhhh??).
- chiamiamo gli amici "zio" (forse a Roma, forse nel cortile di qualche scuola media).
- non ci sono villette, ma solo appartamenti.

Cose indicative più degli Americani che sugli Italiani

- non esiste un'open container law (personalmente mi pare peggio dover disciplinare questo che la fila per il prosciutto)
- non usiamo asciugatrici ma stendiamo i panni al sole (si chiama bel tempo, non mi pare difficile arrivarci..)
- l'elettricità costa di meno di sera, così facciamo andare le lavatrici di sera (e meno male che, per quanto non a sufficienza, almeno da noi qualcuno il problema dell'ambiente prova a porselo).
- gli ascensori sono piccoli (i palazzi sono piccoli.. le strade sono piccole.. le città sono piccole.. tutta roba nata quando non c'erano queste esigenze di spazio.. non ci avete pensato?).

E sì, le liste potrebbero continuare.


Non so voi, ma a me interessa e incuriosisce sempre avere un'idea di come ci guardino dal di fuori.
Mi interessano pure i luoghi comuni, pensa.

Quello che proprio non mi riesce è capire come ci si possa approcciare a liste di questo genere prendendole sul serio, sia con l'intento di attaccarle sia con quello di difenderle...

One Little Word: Giugno/Luglio/Agosto

(Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ma fosse irrimediabilmente arso dalla sete di recuperarle, tutto il resto è QUI)

Anche su questo fronte, ultimamente, registro un rallentamento e un venir meno dell'ispirazione.
Sarà che un paio di prompt non mi sono andati particolarmente a genio, fatto sta che alla lunga comincia a sembrarmi un po' ripetitivo: probabilmente preferirei maggiore varietà nelle pagine, più alternanza tra immagini e parole, piuttosto che dedicare ogni mese esclusivamente a un unico focus.

Comunque sia, è tutta esperienza per il futuro. Se nel 2016 dovessi decidere di continuare con il One Little Word, sicuramente non avrei bisogno di acquistare la nuova classe e potrei perfezionare e personalizzare quella del 2015.

Giugno: Pep Talk
Ora, a me non è che sia ancora chiarissimo l'intento della Edwards col suo "Pep Talk", che poi è solo una specie di discorso di incoraggiamento. Okay, molto carina l'idea di infilarlo a metà anno per spronare chi si è lasciato indietro qualche mese, ma... io che invece ero in linea che faccio? Mi sono sentita spiazzata, e, quel che è peggio, è esattamente da quel momento che ho cominciato a mettere in discussione la classe (un po' come quando sei presissima da un serial e ti ci mettono dentro un episodio filler giusto per allungare il brodo. In più di un'occasione ho smesso di seguire tutta la serie..).
Insomma, alla fin fine ho deciso di prendermela di vacanza, e buona lì.

Luglio: Gratitude
(In realtà per errore ho invertito gli assignment di Luglio e Agosto. Poco male..).
A 'sto giro mi si chiedeva di individuare 9 cose di cui essere grata.
Ora, a parte che per via del formato io lavoro su gruppi di 8 e non di 9, ma per me è stato difficilissmo individuarne anche una sola. Oh, che vi devo dire, sono una schifosissima ingrata..
Di più: non solo personalmente non mi sento grata proprio per niente, ma penso pure che il concetto stesso di "gratitudine" sia largamente sopravvalutato.
Essere grati a chi, innanzi tutto? Non credendo né in un essere superiore, né nella sorte, né nell'astrologia e ultimamente manco nella psicanalisi, sono proprio andata in crisi. Io penso che le cose belle nella vita la gente se le meriti, non che gli piovano adosso per caso, anzi, se ne meriterebbero molte di più e ancora grazie se non organizzo una rivoluzione di protesta.
Ma esserne grati?!?

Giusto per non voler passare per quella che fa l'anticonformista a tutti i costi, l'ho girata come "cose per cui ringrazio me stessa", anche se resto comunque dubbiosa.
Il layout è molto semplice, note scritte a mano su patterned ripetute tra cui spicca quella a limoni, in riferimento all'onnipresente concetto della limonata (ancora una volta: okay, posso adattarmi all'idea di passare la vita a spremere limoni.. ma perché devo pure ringraziare???).

Sono "grata" per:

La vista sui tetti dalla finestra della mia camera da letto
Perché nessuno dei miei cari ha mai avuto seri problemi di salute
Per essere riuscita a mettere su la casa che volevo
Per il mare che sbuca all'improvviso dietro una curva
Per il fatto di avere un lavoro che mi rende autonoma
Per avere la possibilità di comprarmi tante sciocchezze che mi fanno felice


Agosto: Playlist
In questo caso l'idea non mi era neanche dispiaciuta: mettere insieme 9 tracce musicali più o meno corrispondenti alla parola scelta. Nel caso in cui la parola non avesse granché attinenza con la musica (come "costruire", che, diciamolo, più che sull'arte va sull'edilizia), la Edwards suggeriva di fare una ricerca su Spotify, e lasciarsi trasportare dal flusso delle novità.
Io poi partivo proprio da una canzone (Costruire, di Nicolò Fabi), quindi con la prima traccia ero a posto, e la ricerca su Spotify l'ho anche fatta.. peccato che solo un madrelingua può capire il testo di una canzone mentre le cantano!
Quindi ero lì che mi baloccavo con l'idea di metterci dentro 9 tracce che, se non costruttive, fossero almeno edificanti, quando ho pensato bene di incrociare il OLW con il Project Happiness, e questo è quello che ne è venuto fuori:

12 Risoluzioni
(che non vi ripeto, perché l'ho già fatto fino alla nausea :P )

Ultime notizie dalla (dis)famiglia

Ci sono e non ci sono.

Sono successe delle cose, a tratti belle, a tratti brutte, a tratti devastanti.

E' morto il marito di un'amica, appena 30 anni ed un bambino di pochi mesi;
Un altro amico ha avuto un brutto responso da alcuni test a cui si era sottoposto;
Una persona a me molto vicina sta lentamente (ma neanche troppo) scivolando nella depressione, e la sottoscritta, qui, non ha la minima idea di come affrontare questa situazione.

Insomma, questo per dire che non ho avuto molto la testa di star dietro al mio blog, e ancora di meno a quelli altrui.

In compenso ho passato molto tempo a riflettere, stesa sul letto, di notte, o seduta davanti ad una tazza di chai ghiacciato. Ho pensato alla Vita, alle scelte, al caso, al destino.. ma mi sa che non sono tanto una da massimi sistemi, tutti questi argomenti dopo un po' hanno cominciato a sembrarmi tanto evanescenti da non poterli fermare.

E se io una cosa non posso metterla in parole, allora per me quella cosa non esiste.

Però ho pensato anche molto alla Felicità e all'Infelicità, e questo mi è sembrato un tema molto più vicino alle mie corde, più pratico, più tangibile, più.. scientifico, ecco.
Forse persino più misurabile.

Ci sto pensando ancora molto, sto leggendo ancora molto.
Mi sa che il mio è un semplicissimo bisogno di strategie.

E però ho il terrore che il baloccarsi troppo con questi argomenti sia in se stesso pericoloso, quindi, per ora, basta così. Continuerò la mia ricerca scientifica, ma tornerò anche a parlare di cavolfiori e di re.

Un'altra Italia è possibile (esiste, ed è qui a due passi)

Perché, a volte, uno se lo scorda..

Saronno, hinterland del milanese/varesotto.

L'acqua minerale, qui, volendo puoi comprarla al super come faccio anche io a casa, con gran dispiego di forza per caricarla/scaricarla/ricaricarla, gran consumo di plastica, una certa spesa economica e grandissimo fastidio quando si tratta di accartocciare ogni singola bottiglia.

Oppure puoi andare ad una Casetta dell'Acqua.

Costo dell'acqua frizzante: 0,05 centesimi/litro.
Costo dell'acqua naturale: gratis, che domande... e viene giù pure fresca!

Okay per l'acqua, ma se uno, mettiamo, resta senza latte e i negozi sono chiusi, vuoi mica andare a chiederla al bar, che quelli storcono sempre il naso?

Meno male che c'è la Casetta del Latte..


 Ma il posto in assoluto più fantastico in cui mi è capitato di andare in questi giorni (con buona pace delle proteste di mio fratello "ma io non ho niente da smaltire.." e degli occasionali avventori che mi guardavano perplessi fotografare a destra e a manca) è stata la Discarica Comunale:


Okay, ora la smetto di fare la spiritosa.
In questi giorni a Saronno si sono tenute le elezioni comunali. Il sindaco verrà deciso da un ballottaggio al quale non sarò presente, tornata già da molto in una terra senza discariche, senza distributori e soprattutto senza acqua.

Però mi sono molto goduta la campagna elettorale, tutta incentrata su due temi-chiave:
1) E' una vergogna che a Saronno ci siano solo due Casette dell'Acqua;
2) Non c'è più uno spazio verde, fermiamo la cementificazione selvaggia delle nostre strade;

Astemi Anonimi

Buongiorno a tutti, mi chiamo Iole e non bevo da... beh, occhio e croce, da una quindicina d'anni.

Ho un problema con l'alcool: non mi piace.

Quel gusto acido, quella sensazone di bruciore nella gola, quella specie di rilassatezza che ti viene nei muscoli, come se all'improvviso fossero diventati pappetta.. no, proprio non mi piace.

Epperò.. 



La mia storia con l'alcool è iniziata, come per quasi tutti, negli lontani anni della (tardo-)adolesceza, quando tiravi tardi sui muretti, avere una birra in mano era tremendamente figo e berla davvero, alla fine, non era poi così importante.

(mi chiedo come mai i negozianti e i baristi vendessero senza battere ciglio alcoolici a me che 15 anni sì e no li dimostro ora. Altri tempi, altre storie..)



Una vera e propria evoluzione etilica l'ho avuta però negli anni folli e sregolati dell'università, quando era semplice e  perfettamente naturale scolarsi cocktail, gin-lemon e vodka-tonic, preferibilmente in compagnia di sconosciuti, e poi il mattino dopo passarsi un po' di correttore sotto gli occhi e andare a lezione.

(devo ammettere di avere ricordi solo vaghi di quelle nottate. Segni fisici evidenti, per fortuna, non ne ho riportati e gli organi che mancano alla conta generale, s'è scoperto, mancano proprio dalla nascita. Come poi sia riuscita a laurearmi, peraltro cum lode e in regola sui tempi, resta un fatto curioso e affascinante insieme)



All'epoca ero giovane e senza particolari scrupoli in merito alla mia salute. Non vorrei barare, ma credo proprio di non aver mai sentito dire che diversi tipi di alcool non vanno mai mischiati tra loro, almeno, non in quel periodo.
La patente l'ho presa molto più tardi, quindi non avevo remore neanche in quel senso.
Le droghe, per quanto abbia opinioni assai tolleranti in merito, personalmente non mi hanno mai incuriosito.
E sì, ammetto che mi sia capitato più di una volta di svegliarmi in case sconosciute, ma ho avuto la fortuna di non imbattermi mai in pazzi assassini, e, non avendo mai trovato in giro Kellog's extra, ogni volta mi sono rivestita e me ne sono andata.


 Una sola volta me la sono vista veramente brutta, e devo ringraziare il Caso se nel locale in cui ero andata a finire lavorava un amico dell'amico di un amico, che grazie a un giro di telefonate è riuscito a rintracciare qualcuno che mi ficcasse sotto una doccia e controllasse che non tirassi le cuoia nel corso della notte.
Ecco: ancora oggi non so esattamente cosa abbia ingerito quella volta, in quali misture o proporzioni.
So solo che da allora i superalcoolici mi danno la nausea e che riesco a tollerare solo la birra, in determinate condizioni (mai di giorno, e solo su determinati alimenti) e 4-5 bicchieri di vino bianco in tutto l'anno.
Se vado oltre, nausea.
La capiroska con moltomolto zucchero, moltomolto lime, moltemolte fragole e tipo un cucchiaino di vodka.
Il rum nel babà? Schifo.

Epperò...


Epperò mi piacerebbe, ogni tanto, avere qualcosa da potere ordinare, niente che stordisca o faccia danni, intendiamoci, solo quella gradevole sensazione di lasciarsi andare, di scioltezza, di lieve euforia...

Insomma, in definitiva: avete cocktails da consigliarmi???

Vita da expat

Avvertenze per la lettura del seguente post: "expat" è un termine forte. La patria è una, lo so da me, ed ho sostenuto questo concetto con inflessibile convinzione in una serie infinita di battaglie di idee (che sistematicamente si concludono senza vincitori, né vinti, né idee). Ma io persisto, anche se quando arrivo a citare Marzo 1821 la maggior parte degli interlocutori mi manda giustamente a fanculo. 
Perché dunque uso termini impropri, stiracchiandone ed alterandone il significato finché non assumono aspetto e sembianze di cose buffe?
Si chiama ironia.. 

(la sottoscritta, qui, sa benissimo che un giorno morirà ammazzata dalle conseguenze di una battuta che era meglio non fare, ma, tutto sommato, ha deciso che va bene lo stesso...)

Breve excursus biografico: sono nata, ed ho vissuto per molto tempo, a Napoli. La mia famiglia è di origini pugliesi e marchigiane, per cui ho molto frequentato persone e luoghi di queste regioni. Poi ho vissuto per periodi lunghi a Roma e nelle Marche stesse. Per periodi più brevi ho vissuto a Firenze, Dresda, Londra, Milano.
Ora sono in Sicilia da circa 8 anni.
In tutto questo ho sempre amato viaggiare e confrontarmi con persone di Paesi diversi, per cui la mia lista di amici su Facebook sembra un po' la camera bassa delle Nazioni Unite (ne sono anche abbastanza orgogliosa).

Tutta 'sta manfrina per dire che, dal mio piccolo e limitatissimo punto di vista, un pochino di gente e di posti li avrei visti. Poi, vabbè, ognuno è condizionato dal proprio vissuto, su questo non ci piove. Ma, a meno che non vogliamo decidere che è meglio che ognuno si tenga le proprie (personali - discutibili - limitate) opinioni per sé, o, meglio ancora, che non abbia per niente opinioni, io vado avanti a diffondere impunemente le mie.

Cari miei, c'è poco da fare: vivo in Sicilia, sono circondata da Siciliani. E, vivendoci da expat, non posso non notare gli aspetti buffi, le idiosincrasie, i modi di dire e di fare tipici di questi luoghi. E l'ironia è la mia maniera di approcciarmi alla vita: a seconda dei casi ironizzo su me stessa, su mio marito (neanche lui gradisce troppo), sul mio lavoro, sui cavolfiori e sui re.
Fatevene una ragione, oppure cambiate canale.

Vivessi a Poggibonsi, starei probabilmente ironizzando sull'aspirazione delle gutturali, più a nord gli articoli determinativi sarebbero l'oggetto di molti miei spassossimi post.

Invece vivo in Sicilia, vi tocca sentirmi blaterare di quando io e Fabio Fazio siamo saltati sulla poltrona alla terza "mano d'aiuto" infilata in due minuti da Alfano, o dei doppi sensi beceri che costituiscono il nocciolo dell'umorismo locale (l'insalata con-dita...una donna de-Licata..).

Prendere in giro, per me, non vuol dire criticare. Se a qualcuno dovessero interessare le mie critiche, quelle serie, ne sarei ben lieta, ma accordiamoci prima per prendere un caffè insieme, ché la parola scritta (permettetemi un ultimo slancio di presunzione: la parola letta) è facile agli equivoci.
E ancora: criticare A non vuol dire assolvere B, vuol solo dire che stiamo parlando di A, se poi vogliamo parlare di B sono disponibilissima, e in qualsiasi discussione su Napoli mi troverete più spesso tra le fila dei detrattori, piuttosto che tra quelle dei difensori.

Tempo fa in nome, forse, del politically correct, mi è stato chiesto se c'è qualcosa che mi piaccia, oltre alle cose che "critico". Ebbene sì, qualcosa c'è e mi spiace se vi sembreranno tutti aspetti da cartolina, ma a me piacciono la luce, le isole, la letteratura (deo gratias, almeno un'opera di ingegno) e i semini di sesamo sul pane.
E dei Siciliani? Onestamente se mi venisse chiesto di indicare qualcosa dei Siciliani che mi affascini particolarmente, no, non saprei dirlo. Niente che possa individuare come tratto comune, o che comunque caraterizzi a mio avviso la gente di qui rispetto al resto del Paese.
Non dico che qui non ci sia brava gente, assolutamente (anzi, è pieno di persone perbene), dico solo che non mi verrebbe da dire "i Siciliani sono gente onesta/orgogliosa/corretta/altruista", o che una qualsiasi di queste o altre caratteristiche sia più diffusa qui che altrove in Italia.
Che vi devo dire, forse 8 anni sono ancora pochi, forse avrò un'illuminazione più in là...

Ecco, sintetizzando, questo è il mio (opinabile e personalissimo) punto di vista sull'intera faccenda.
Spero di non aver offeso la sensibilità di nessuno.. e, per approfondire, vi aspetto tutti con la moka pronta..

:)

Trasferte

Settimana scorsa ho fatto un'esperienza che, stranamente, non mi era mai capitato di fare nella mia incommensurabilmente lunga ed estenuante vita lavorativa: tre giorni di trasferta o "missione", come si dice nel nostro mestiere.

Stranamente perché è davvero strano che finora non mi sia mai capitato di dover sostituire un collega malato o in ferie, specie nei primi anni, quando ero l'ultima arrivata, e ancor più strano è che me l'abbiano chiesto ora che ho raggiunto uno "status" che mi metterebbe nella posizione di dire di no.
E difatti tutti i miei colleghi hanno detto di no, accampando una scusa o l'altra, finché proprio non mi sono offerta io.

Perché l'ho fatto? Un po' perché sono una persona curiosa, e le esperienze nuove mi attraggono anche quando non hanno chissà quale sex appeal.
Un po' perché negli stessi giorni si elaborava il piano ferie e, visto che in virtù del mio vivere lontano dalla famiglia d'origine vengo favorita in periodi "hot" tipo Natale, mi sembrava giusto dare un segno di collaborazione.

(Che poi la stragrande maggioranza dei colleghi, e dei lavoratori tutti, sembra aver ben presente solo i propri diritti ed aver completamente dimenticato il concetto di "dovere", cosa ancor più paradossale nel contesto occupazionale dei nostri giorni, beh, questo è un altro argomento, che mi piacerebbe affrontare prima o poi...)

Comunque sia ho preso su la mia automobilina e mi sono diretta nel ridente villaggio di Cattolica.
Ora lo so che a sentirne il nome a molti di voi si formeranno in mente immagini di ombrelloni e piadine allo scquaquerone, ma niente di più sbagliato (anche perché col cavolo che posso arrivare in auto sulla riviera romagnola!).

Cattolica, anzi, Cattolica Eraclea è un paesetto dell'agrigentino, e già qui ho commesso il primo errore, pensando che per tre giorni me ne sarei andata a mangiare pesce.. macché! Ad un certo punto il navigatore mi ha costretta a lasciare la litoranea e mi ha diretta attraverso curve e tornanti con boschi di conifere e le caprette che mi facevano ciao..

Errore mio, lo ripeto, che vivo così fortemente la dimensione marittima di queste zone che finisco per dimenticare completamente che a pochi km si trovano già belle montagne (e che comunque prima di partire per una qualsiasi destinazione che non conosco un'occhiata a Googlemaps potrei pure darla..).



Insomma: una curva dopo l'altra arrivo in paese e, ragazzi.. che paese! Colpa anche del navigatore che sceglie i percorsi più impervi e sgarrupati, ma, credetemi ad un certo punto ho proprio pensato di trovarmi nel bel mezzo del set di un film di Tornatore.


Un po' trafelata raggiungo la sede, preoccupandomi anche che, dovendo assorbire i valori in carico al collega che sostituivo, avrei perso un po' di tempo prima di essere operativa, creando un disagio alla clientela.
Orario standard di apertura: 8:25.

Alle 8:40 la sede era sempre chiusa.

Alle 8:50 cominciavo a chiedermi se per caso nelle realtà rurali a mia insaputa l'Azienda non adottasse orari differenti, quando... ecco arrivare il Direttore!
Insomma, per farla breve ho anche avuto un bel po' di problemi tecnici per cui il servizio al pubblico non è cominciato prima delle 9:30.. e.. incredibile! Nessuno si è lamentato!!!

Adesso capiamoci: solitamente io non lavoro in una metropoli dell'industrioso Nord, ma ad Agrigento, eppure anche lì se ti alzi 5 minuti dal tuo posto per andare in bagno senti la gente mugugnare e se ti assenti perché magari devi sbrigare qualche lavoro interno le lamentele proprio non si contano più.
Qui c'era una calma, una rilassatezza, un senso del rispetto.. che purtroppo altrove si è già perso da tempo. Chi poteva ha scelto di tornare più tardi, chi non poteva si è accomodato di buon grado, qualcuno è andato a prendermi la colazione al bar e qualcun altro mi ha portato asparagi selvatici raccolti quella stessa mattina.



La faccio breve? Non solo ho passato tre giorni di vacanza, ma proprio mi è sembrato di fare un altro mestiere, tante erano le differenze col mio vissuto quotidiano.

E il percorso in auto?

Di sicuro fare ogni giorno un'ora e mezza di tragitto in macchina alla lunga stanca.. ma io, che di solito al lavoro vado a piedi, ho apprezzato anche questo ritaglio di tempo che ho avuto tutto per me, tempo per lasciar fluire i pensieri, per ascoltare musica, per osservare il paesaggio intorno..

I figli delle casalinghe

Nei tempi moderni, a causa di una malevola congiuntura astrale solitamente definita "crisi economica", sono sempre più rare le casalinghe per scelta, e sempre più frequenti le donne che una professione, quale che sia, devono pur cercarsela, perché in casa con uno solo stipendio (di quelli che girano oggi) tutt'al più ci puoi campare una famiglia di criceti.

Gira voce, però, che in epoche arcaiche esistessero queste figure materne ed amorevoli, che, con grandi fruscii delle loro gonne a routa, provvedessero al benessere della famiglia tutta, cucinando, pulendo e badando che ogni necessità dei propri cari trovasse pronta soddisfazione.
Mi rendo conto che a parlarne oggi sembra quasi un mito, e già sento risuonare alle orecchie le note di Happy Days con l'incrollabile sorriso della Signora Cunningham, però, a volerci riflettere, queste figure angeliche prima di sparire del tutto hanno ben lasciato qualcosa dietro di sé: dei figli tirati su nell'invincibile convinzione che tutto quello che riguarda la casa e la famiglia sia di esclusiva competenza femminile.



I figli delle casalinghe sono esseri mitologici composti da metà uomo e metà poltrona;

I figli delle casalinghe ritengono che il proprio impegno in casa di esaurisca nel "dare una mano" (obiettivo già discutibile in partenza, e che il più delle volte si configura nel portar fuori la spazzatura);

I figli delle casalinghe se sono a tavola ed hanno bisogno di un bicchiere, trovano naturale chiederlo alla donna più vicina;

I figli delle casalinghe non hanno più comprato autonomamente un capo di vestiario da quella volta che erano tornati dalla gita di V superiore con la maglietta I Love Ibiza;

I figli delle casalinghe, se gli chiedi di mettere su l'acqua per la pasta, facile che ti rispondano titubanti "ma con l'acqua del rubinetto?!?";

I figli delle casalinghe sono genuinamente dispiaciuti quando ti fanno notare che il pavimento della cucina avrebbe bisogno di una ripassata, ma il loro genuino dispiacere non li porta nemmeno lontanamente a considerare l'ipotesi di prendere in mano il mocio;

I figli delle casalinghe raramente riescono a servirsi da soli da un vassoio comune, preferendo attendere che qualcun altro riempia loro il piatto, si sa mai che una porzione prelevata in autonomia sconvolga gli equilibri alimentari dei commensali tutti. Nei casi più gravi, i figli delle casalinghe non sono in grado neanche di salare da soli la propria bistecca;

I figli delle casalinghe sono capaci di chiederti per la millesima volta dove sono riposti i calzini, indipendentemente dal fatto che le novecentonovantanove volte precedenti tu gli abbia laconicamente risposto "nel cassetto dei calzini". Accolgono inoltre con grande meraviglia e palese stupore la scoperta di un qualsiasi oggetto in casa propria, anche se quell'oggetto era lì in bella vista da magari dieci anni;

I figli delle casalinghe ricordano bene l'epoca, ormai lontana, in cui erano i loro papà al centro di tutto il sistema domestico, e costa loro infinite sedute di analisi realizzare che il sistema domestico attuale ha sul trono non già le consorti, ma dei marmocchietti urlanti;

I figli delle casalinghe, nonostante tutto, si sentono in diritto di prenderti in giro se chiedi loro di riempire la vaschetta del tergicristalli, perché, ehi, "non avete voluto la parità tra uomo e donna?";

Se avete sposato uno di questi esseri, amiche mie, avete tutta la mia compassione.
Se avete sposato uno di quelli che passano la lucidatrice a terra e badano ai bambini meglio di Tata Lucia, avete la mia ancor più sincera invidia.

Qualunque sia il vostro caso, di una sola cosa vi prego: attente a come tirate su i vostri figli.
Soprattutto i maschi.


Cose che ho imparato


Ho imparato che, a star male, non c'è da aver paura solo del dolore fisico, dell'incertezza e delle decisioni da prendere senza avere alcuna competenza per farlo.
C'è anche il grande terrore nel vedersi inermi, completamente alla mercè di donne ed uomini in cui, in condizioni normali, non affideresti una raccomandata da affrancare;

Ho imparato che non conta la tua cultura, la tua posizione sociale, lo schema di vita che ti sei costruito a costo di sacrifici: una volta che ti spogli dei tuoi vestiti e ti infili un pigiama, diventi un fragile essere nelle mani del Sistema Sanitario Nazionale;

Ho imparato che al giorno d'oggi viene considerato perfettamente naturale non fornire al paziente nessuna informazione di un qualche rilievo, presumendo, immagino, che a prescidere non sia  in grado di elaborarla;

Ho imparato che le scene con Meredith Grey che informa i parenti sull'esito di un intervento sono appunto scene, fiction, o, forse chissà, appartengono ad un sistema lontano che ero solita criticare solo perché non conoscevo ancora il nostro.
Qui da noi, comunque, non solo non si danno informazioni alla fine dell'intervento, ma proprio si sparisce dalla circolazione per buoni due giorni, durante i quali gli assistenti che riesci ad intercettare difficilmente ti diranno qualcosa di più di un "tutto bene, tutto bene..";

Ho imparato, in definitiva, che le informazioni non escono dalla sala operatoria. In compenso ci entra la ragazza del bar, con la sua brava sportina di panini e bibite;

Ho imparato che infermieri e inservienti sono prontissimi a redaguirti se (data l'assenza di sedie), ti appoggi ad un davanzale nel corridoio, perché "il primario si arrabbia". Evidentemente, però, il primario non ha nulla in contrario a quelli che ti entrano in camera per venderti calzini, servizi di rasatura, braccialetti della fortuna e sigarette di contrabbando (!), dato che questi individui offrono i loro servizi nella più totale indifferenza del personale sanitario;

Ho imparato che molte delle cose che si dicono sulla mia città non sono semplici esagerazioni; forse le avevo dimenticate, forse ero troppo giovane per averle notate prima, o forse è proprio la distanza che rende la vista più acuta;

Ho imparato che puoi ricevere il conforto di persone insospettabili, mentre quelle che pensavi avrebbero potuto starti vicino possono scomparire senza una parola;

Ho imparato che c'è gente che fa il proprio mestiere con dignità, nonostante tutte le storture che deve affrontare quotidianamente, ma ho anche imparato che si tratta di ridottissime minoranze, messe ancor più alle corde dalla superficialità, dal pressapochismo e dal malaffare dei molti;

Ho imparato che ha ragione la mia collega Anna, che, quando mi chiama (da un altro pianeta, da un altro universo) per un qualche impiccio da risolvere ed io le chiedo "Che c'è? Ci sono problemi?!?" mi risponde "Ma no, i problemi sono altri, questo è solo lavoro...".

Ho imparato che nei momenti difficili riesci ad attingere a riserve di energia che non sapevi di avere, a portare a termine compiti che mai ti saresti immaginato di poter affrontare e a sopportare con fermezza la vista di scene che mettono i brividi;

Sono contenta di avere imparato così tanto in così breve tempo, ma sono atterrita dall'idea di quante altre cose ho potuto finora ignorare e dalla sicurezza che, prima o poi, mi toccherà affrontare anche quelle...

Cose Importanti & Preziosissime

Dunque, le cose sono andate più o meno così:

Nel mio ambito lavorativo non è che abbia poi tutta questa anzianità di servizio: 7 anni non sono pochi in termini di competenze (e stress!) acquisito, ma, se consideriamo che attorno a me ho colleghi che sono lì da 35.. passo io per novellina.
E' anche vero che i colleghi con 35 anni di anzianità, salvo rare eccezioni, hanno in genere assai poca voglia di imparare cose nuove o di adattarsi ai continui cambiamenti di rotta che il nostro lavoro richiede, per cui di fatto il più delle volte siamo noi "giovani" a dare indicazioni agli altri.
Poi anche qui ci sarebbero distinguo da fare: anche tra quelli della mia generazione alcuni se ne fregano allegramente, puntando a godersi gli ultimi scampoli di un'era in cui il nostro lavoro era garantito, sicuro e ben retribuito. Altri si impegnano allo scopo di mettersi in vista o di fare carriera, aspirazioni che sono assolutamente legittime, ma per quanto mi riguarda non mi sfiorano neanche lontanamente.

Io faccio il mio dovere e - senza mezzi termini - sono anche brava, per semplice onestà intellettuale: la mia non è una missione né una vocazione, ma, siccome mi pagano per fare quello che faccio, sento l'obbligo di farlo con impegno e al meglio delle mie capacità.

Detto tutto questo, nelle ultime settimane la filiale in cui lavoravo è stata assorbita da un'altra, con conseguente traumatico spostamento di sede per il personale e per i clienti ed un ancor più traumatico rimescolamento di carte.



Come dire: avevi appena cominciato a sentirti sicura nel tuo lavoro, a fare le cose con scioltezza, a  capire quando dire sì o no senza timori, ad esserti guadagnata una tua reputazione.. e devi ricominciare tutto da capo!

Lo so, ci si abitua a tutto.. ma essere finiti in un nido di vespe... di  isterismi.. di primedonne... un nido dell'infanzia e basta, insomma, non aiuta!

In conclusione, io e le mie Cose Preziosissime abbiamo vagato di qua e di là per tre settimane, senza fissa dimora e senza grandi prospettive, in attesa che ci venisse assegnata una postazione definitiva.

Ora, non so se i loro criteri si ispirino al Sistema Solare o al Paradiso Dantesco, fatto sta che la collocazione logistica, e in particolare la maggiore o minore prossimità a Dio o al Sole, da queste parti vengano lette come chiari indizi sul tuo valore.

Ho cominciato da Plutone, sono stata degradata a pianeta-nano, ed ho lentamente attraversato la galassia saltellando di satellite in satellite fino ad arrivare più o meno nei dintorni del Pianeta Terra.

Ho deciso: io mi fermo qua.
Oggi come oggi, mi sento molto terrestre..
E poi ho il frigorifero e il bollitore a portata di mano, e questi sono i miei criteri logisticamente significativi..



Quello che ho imparato dai social media



- C'è stata un'epoca lontana in cui Facebook era un'agenda, Skype il telefono, Pinterest una bacheca ed i tweet semplici post-it. Un'epoca arcaica, tipo 5 anni fa;

- Non importa quanto tu sia bella, quanto la tua pelle sia perfetta ed i tuoi capelli splendenti: i selphies si fanno rigorosamente dal basso verso l'alto;

- Non importa quanto tu sia uno scorfano, coi punti neri e i capelli di paglia: il filtro Valencia illuminerebbe pure Malefica; 

- Non è che perché tu passi ogni istante su Facebook e il cellulare ti notifica pure quando bolle l'acqua, allora sei autorizzato a pensare che tutto il mondo faccia lo stesso. Per esempio, la prossima volta che vuoi avvisarmi per aver dimenticato il portafoglio nella tua auto, anziché inviarmi un poke prova una di queste sconvolgenti opzioni: riportarmelo indietro, SMS o - Udite! Udite! - telefonata. Magari mi risparmio un paio d'ore di patemi, e ci potrebbe scappare addirittura un caffè;

- Tumblr non ho ancora ben capito a cosa serva, e mi rifiuto di capirlo finché non imparerò a pronunciarlo;

- I gruppi su Whatsapp sono la prova tangibile che Dio è morto, Marx è morto e anche il Garante della Privacy non si sente più tanto bene;

- C'è un social per ogni persona ed una circostanza per ogni social. Per favore, trovate il vostro (sei lapidario? Allora twitta. Ci siamo conosciute parlando di come scolare gli spinaci? Magari evita di invitarmi sul tuo Linkedin a cadenza settimanale. Sei una gnocca? Istagrammati pure le tonsille, ma, per favore, non mi scrivere l'unedì).

- Non esattamente un social, ma tant'è: perché nessuno di quelli che comprano i booster su Candy Crash fa mai outing?? Saranno mica gli stessi che votavano Forza Italia??

- Se ti sei assentato per malattia, magari evita di pubblicare foto dell'ombrellone, o del compleanno di tuo marito;

- Non è il posare con le gambe incrociate o i piedi storti che fa di te una fashion blogger;

- Non so come siano messi orche e panda allo stato attuale, ma qualcuno dovrebbe fare delle magliette per la salvaguardia delle email;

- Puoi tranquillamente arredare casa da Mondo Convenienza, l'importante è mantenere un angolino in beige su cui inquadrare una rivista chic e un quarto di ciotola con della frutta;

- Rassegnatevi: Facebook è out;

- Anche per noi poveri rifugiati di Instagram l'Inverno sta arrivando;

- A me non preoccupa l'esibizionismo. A me preoccupa il narcisismo (pensateci..);




- Prima di pubblicare, ricordati chi legge cosa;

- Filtra. I filtri sono il sale della vita. (In ogni senso...);

- Un social su cui la mamma del tuo compagno di classe delle elementari ha la libertà di mandarti foto di gattini e vignette con biechi doppisensi a sfondo sessuale dai dubbi risvolti ironici è un social che non merita di essere frequentato;

- Se c'è una cosa peggiore di uscire con gli amici reali e passare il tempo ad interagire via social con gli amici virtuali, è uscire con gli amici reali e passare il tempo ad interagire via social con quegli stessi amici reali (anzi no: la cosa peggiore è commentare quelle interazioni..)

- A volte nella vita, così, senza un motivo preciso, può anche valere la pena di vivere un'esperienza prima di condividerla con il resto del mondo...

La scelta vegana - Parte II (Dubbi)

Attenzione: quello che segue è un post programmato. Mentre lo leggete la sottoscritta starà probabilmente tenendosi le viscere dopo una nottata di pietanze indiane al Masala Zone (dolorante ma felice)



So che probabilmente starò ammorbando molti di quelli che mi seguono con queste storie di costolette e peperoni, e vi chiedo scusa, però in questi giorni ho davvero una sorta di chiodo fisso e il blog, poverino, riflette le mie seghe mentali.

Dall'altra parte ringrazio davvero di cuore chi invece ha seguito anche queste ultime divagazioni, prendendo a cuore le mie riflessioni sul mangiare vegano e dandomi i suoi consigli, o condividendo il mio stesso percorso.

Tutto quello che ho raccontato nella prima punta di questa avvincentissima saga è ancora valido: sulla carta diventare vegetariani, o meglio ancora vegani, è una scelta nobile, generosa e salutare, considerazioni perlopiù condivise anche da chi alla carne non rinuncia.
Ma allora perché non ci lanciamo tutti in questa nuova direzione? Semplicemente perché dubitiamo che ci sia possibile rinunciare definitivamente a carne, pesce e derivati.

Io per prima, eh.
Più o meno lo stato attuale di tutto 'sto sferragliamento di neuroni è il seguente: okay, sono abbastanza dell'idea che togliere di mezzo carne & co. farebbe bene a me e all'ecosistema tutto. Ma ne sarei capace???
E qua cominciano i dubbi...

Le calorie
Sempre sulla carta passare alle verdure potrebbe sembrare una scelta light.
Nel momento stesso in cui si abbandona l'idea romantica di centrifugati e insalate, e si comincia a mettere giù una bozza di menu settimanale, ci si scontra con la drammatica realtà che, se togliamo la carne, dobbiamo aumentare i carboidrati.
Azz'!!!
Questo è l'aspetto di tutta la faccenda che, ora come ora, mi terrorizza di più.
Ad essere più precisi, mi getta proprio nel panico..
Quindi, se per caso c'è qualche vegetariano in ascolto che non è lievitato come un soufflè ai grassi vegetali da quando ha intrapreso questo percorso, o se conoscete la figlia del portiere del cugino del vostro parrucchiere che è riuscita a dimagrire passando al vegetarianesimo, vi imploro, fatevi avanti...

La Varietà
Sono una che s'è mangiata il canguro in Australia e gli scarrafoni in Thailandia, adoro le cucine esotiche e difficilmente mi lascio impressionare da quello che ho nel piatto se prima non gli ho dato almeno un assaggino, ma fondamentalmente conficcato in qualche angolo del mio cervelletto c'è sedimentata un'italica convinzione che il cibo si divida in primi, secondi e contorni.
Ora, datosi che per le motivazioni precedentemente espresse vorrei limitare la frequenza dei "primi" sulla mia tavola, e che trovare un "secondo" di sole verdure è cosa complessa (parmigiana di melanzane? Gateaux di patate? Ma non cercavamo di andare sul light?!?), nell'elaborare il menu settimanale di cui sopra sono andata abbastanza in tilt. E che mi mangio?!?! Contorno con contorno??

Cereali? Patate? Legumi? Non faccio in tempo ad azzardare un'alternativa che subito mi autocensuro pensando alle calorie..

Le abitudini
Per ora sto buttando giù uno schema: prendo una settimana tipo e mi segno quante volte sono abituata a mangiare carne, su quali pasti e che tipo di carne.
Se mi avessero chiesto di tentare una stima, così, a bruciapelo, avrei tirato fuori numeri assai diversi da quelli che stanno prendendo forma nel mio schema (ragionando col pilota automatico, tendo a non contare roba come insaccati o tonno quando penso alla carne...)
Sapete cosa? Consiglio di fare questo esperimento a tutti voi, anche a chi non ha la minima intenzione neanche di prendere in considerazione il vegetarianesimo: prendete un foglietto e scrivete così, ad occhio, quante volte pensate di mangiare carne rossa/carne bianca/pesce nell'arco di una settimana. Poi per una settimana andate a segnarvi effettivamente quello che mangiate: scommetto che scoprireste cose affascinanti...

Vegetarianesimo o Veganesimo?
Qui una risposta bene o male me la sono data. Il veganesimo non fa per me, non ora, non in questa fase della mia vita.
Il latte l'ho già tolto per sospetta intolleranza (e acclarata lagnusìa di andarla a verificare).
Le uova le ho sempre mangiate assai di rado e solo nella loro funzione di legare altri alimenti (un uovo da solo non credo di averlo mai mangiato).
Però se tolgo i panini col salame devo lasciarmi i formaggi, almeno quelli freschi, soprattutto a pranzo (sono fuori casa), e alla spolverata di parmigiano sulla pasta al sugo non credo di poter rinunciare.

Ma più di queste considerazioni di natura pratica, è la radicalità della scelta vegana che non mi convince. Immagino un invito a cena da amici, un ristorante, i periodi in cui viaggio o in cui sono dai miei a Napoli.. Non voglio complicare la vita né a me né a chi mi circonda..

Programma d'azione
Come ho detto, parto dal monitorare.
Dopo la parentesi londinese tirerò le somme e cercherò di abbozzare un menu vegetariano.

Mi aiutate??

Per i pranzi non ho problemi, li gestisco facilmente.
Sulle cene sono in grossa difficoltà: vorrei qualcosa di caldo, visto che già a pranzo vado al sacco, di ipocalorico, e magari evitare lo shock psicologico di trovarmi una sola roba nel piatto.



La scelta vegana - Parte I (Riflessioni)

C’è un argomento su cui sto meditando da tempo, senza veramente arrivare a prendere una decisione, ma che resta lì col sottofondo delle mie rotelline mentali che ci girano intorno…



E se cambiassi totalmente il mio stile di vita, a partire dall’alimentazione? Se mi avvicinassi allo stile vegano/vegetariano??

Vi spiego: come quasi tutti dalle nostre parti sono cresciuta con un’alimentazione fondamentalmente onnivora e neanche posso dire, come sento sempre più spesso (sarà una moda?), “ma poi a me la carne rossa neanche piace”.
Cioè, ma di cosa stiamo parlando? Prosciutto.. tonno.. cotolette.. spada..
Se storcete il naso davanti alla salsiccia alla brace, amici miei, avete un grosso problema..


 C'è chi lo fa per gli animali
Chi di noi può ancora dire di non sapere come vengono prima allevati e poi ammazzati gli animali di cui ci cibiamo? Lo sappiamo, come no, ma semplicemente cerchiamo di non pensarci più di tanto.
 Un libro che mi ha parecchio aperto gli occhi a questo proposito è Se niente importa (perché mangiare animali?) di Jonathan Safran Foer, un autore di narrativa (non c’entra col vegetarianesimo, ma non mi stancherò mai di consigliare a tutti Ogni cosa è illuminata) che ha scritto questo saggio per spiegare il suo rapporto con l’alimentazione.
Il libro è molto interessante e molto ben scritto, mi ha fatto riflettere, ma.. una volta chiuso, ho un po’ rimosso tutta la faccenda: okay, sì, mi spiace per quelle povere bestie, ma temo di essere fondamentalmente egoista: a me spezzatini&co. piacciono..

C'è chi lo fa per la salute
Poi c’è l’aspetto salutistico, quelli che si raccolgono sotto lo slogan del “chissà quali farmaci e schifezze fanno assumere a questi animali prima di darceli da mangiare…”. Verissimo anche questo, per carità! Ma in queste cose sono decisamente fatalista.. mettiamoci poi che per i primi 30 anni della mia vita sono cresciuta in zona Terra dei fuochi, per cui tra vitelli dopati e friarielli aversani.. di cosa avrei dovuto nutrirmi, dei succhi di frutta Skipper?!?

C'è chi non lo fa (ma ci sta pensando)
Ultimamente invece mi sono imbattuta in un altro libro, Easyweigh di Allen Carr, poco felicemente tradotto in Italia col titolo di Dimagrire è facile (se sai come farlo).
Il tizio è quello che ha inventato una tecnica per smettere di fumare che ha effettivamente aiutato molti fumatori (i miei familiari per primi). Con un titolo così allettante, poi, non potevo non curiosare tra le pagine del volume dedicato alla dieta.
Paradossalmente sull’aspetto del perdere peso non mi ha convinto granché, ma molte osservazioni relative all’alimentazione in generale mi hanno fatto riflettere profondamente.
Per amore di verità devo anche dire che Daniele, che si vanta di essere un grande esperto per tutto ciò che riguarda la scienza o la biologia, mi ha demolito le affermazioni di Carr una per una.. ma fa nulla, se anche il suo libro contenesse inesattezze o esagerazioni, come spunto di riflessione mi va benissimo lo stesso.

 
Il fatto è questo: ho già ammesso di essere egoista, il bene degli animali o del pianeta per me non sono motivazioni abbastanza forti da spingermi a cambiare regime di vita.
Il mio bene, però.. eh, su questo mi fermerei a pensarci un po’ di più..
L’opinione più comune è che mangiare un poco di tutto sia la cosa migliore per l’organismo umano. Ne siamo proprio sicuri? Attenzione: non dico che non lo sia, sto solo cercando di ragionare senza pregiudizi.
Da circa due settimane ho sostituito la tazza di caffellatte che da 35 anni a questa parte ero solita bere ogni mattina con frutta, macedonie, spremute. Il risultato è che arrivo al lavoro più sveglia ed energica, non ho il solito abbattimento fisico delle 10.30/11.00 e sono spariti quei bruciori di stomaco che pure mi prendevano spesso.
Okay, forse sono solo intollerante al lattosio.. ma questo mi ha spinta a ragionarci un po' su: perché beviamo il latte? Un alimento che (Dio o la Natura, barrate con una X la casella preferita) è stato creato per lo sviluppo dei piccoli.. Perché noi adulti beviamo latte di un'altra specie?

Perché mangiamo carne? Frutta, verdura, cereali e legumi contengono da soli l'apporto di elementi nutritivi di cui abbiamo bisogno.
La carne, nella mia esperienza, viene digerita con più difficoltà ed affatica di più i reni. Non parlo degli eccessi, beninteso: anche un'indigestione di ciliegie fa male, nessun dubbio al riguardo.
Ma tra digerire o smaltire una coppa di fragole o una cotoletta, secondo voi...?
Tra una fresella al pomodoro e un panino al salame?

Chiedo proprio perché sono in una fase riflessiva: ho provato ad approfondire cercando in rete, ma si sa, qui si trova tutto e il contrario di tutto: a volte mi sembra che ognuno abbia una teoria da difendere e diffondere, e solo io sia quella che a cui restino i dubbi..

E allora.. se non è perché mi fa bene.. mangio carne solo perché mi piace? O non sarà che più che piacermi ci sono semplicemente abituata...?

(to be continued..)

Il giorno in cui il comunismo morì

Sono stata una bambina comunista.

A ripensarci oggi, entrambe le cose mi sembrano tanto lontane (che io sia stata una bambina, ancora prima che una bambina comunista), ma tant'è.


E non crediate, non era facile essere bambini e comunisti, negli anni '80, neanche se a condividere le tue pene c'è un'altra sventurata, Gio', che almeno un po' ti può capire..

Comunisti duri e puri, i nostri padri avevano messo su una sezione di cui a turno erano segretari, e, come se non bastasse, nella quale si mettevano a fare anche comunismo sperimentale, fuori dalle prassi del Komintern e pure del PCI, proprio per non darci la possibilità di solidarizzare nemmeno con gli altri bambini comunisti d'Italia (nel remoto caso ve ne fossero).

I cortei (dalla scala mobile ai funerali di Berlinguer, non ne ho saltato nessuno), quelli non erano un gran problema, in quanto, punto primo ti compravano un fischietto; punto secondo, quando eri stanca ti accordavano il permesso di sederti sui leoni di pietra a guardare sfilare le bandiere e gli striscioni; punto terzo, si andava a mangiare in un posto veramente, ma veramente fighissimo: una mensa self service! I piatti erano lì davanti a te, finalmente un posto dove vedevi quello che sceglievi prima di doverlo scegliere!!!!

Il vero problema dei bambini comunisti è la lotta senza quartiere che i genitori hanno giurato al Consumismo: nell'evidente impotenza di poter influire in qualsiasi misura sul dilagare del capitalismo, sullo sfruttamento del proletariato, sulla liberazione della classe operaia... i nostri padri scelsero di ripiegare su di una forma ottusa e ostinata di totale rigetto per il superfluo: ed ecco allora i pianti per il costume di Barbie-Luce-di-Stelle ("se proprio ti vuoi travestire, travestiti da stracciona.."), ecco il Gira La Ruota e la batteria giocattolo che entrano in casa, sì, ma dalla finestra del bagno di servizio (grazie a Dio oltre a un padre comunista avevo una mamma comprensiva e spendacciona), ecco quegli alberi di Natale senza luci, senza palline e pure senza abete (e tu che ti affanni a spiegare agli amichetti che non sei proprio povera-povera, sei più povera-comunista)..

E le elezioni?? Quelle notti in cui tu e Gio' sonnecchiavate sulle panche della sezione, quando improvvisamente quel mondo stanco e in via di disintegrazione si ringalluzziva nella speranza non già di aver vinto, ma che magari si era perso un po' meno della volta scorsa..??

La cosa davvero folle è che, nonostante i Quaderni di Gramsci e le lasagne alla Festa dell'Unità, alla fine, inesorabilmente, si cresce, anche se i tuoi slanci di spirito di ribellione più che nell'ascoltare il metal si concretizzano nel rifiutare di farsi la tessera della Federazione Giovanile.

Si cresce, sì.. ma si rimane comunque un po' affezionati a tutto quel mondo, tanto che, teenagers ormai alle prese con brufoli e prime pene di amore, io e Gio' in occasione dell'ennesimo scrutinio pensammo di andare a trovare i vecchi della sezione caricando il motorino di cornetti caldi.

Ecco, se qualcuno me lo chiedesse, secondo me la fine del Comunismo c'entra poco con Gorbaciov, col Muro di Berlino e col 1989.
Secondo me la fine del Comunismo sta tutta nella faccia di Sastiano, ultra-80enne comunista della prima ora, che, alle due del mattino di una notte di elezioni, si stacca dalla tv (l'ultimo esemplare in bianco e nero ancora in circolazione) e si illumina di un sorriso nuovo, di felicità pura, nel vedere quello che le due ragazzine che ha tirato su come nipoti possono offrirgli, un compendio di leccornie che mai nella sua vita lunga ed avventurosa aveva mai avuto modo anche solo di immaginare: un vassoio pieno di spiedini di cornetti!!!

Il trionfo, definitivo e totalizzante, della forma sulla sostanza, del fatuo sulla morigeratezza..

Di valori e disvalori

Quello che segue è un post programmato: quando lo leggerete la sottoscritta starà probabilmente dilapidando in *minchiate* il budget inizialmente destinato alla ristrutturazione della propria casa



Mettiamoci d'accordo: essere sinceri è un pregio?
In my (not so) humble opinion, direi proprio di no.

A prescindere dal fatto che io quelli che gli chiedi che tipi sono e ti rispondono Io?!? Flap flap (sbattuta di occhioni) Ma io sono una persona solare.. solare e sincera!!! li manderei ad un luminosissimo rogo, uno che si dichiara solare&sincero è innanzitutto uno senza fantasia, e in seconda battuta gli manca anche  capacità di auto-analisi...

(Sapete che vi dico? D'ora in poi a chi è tanto cretino da chiedermi di auto.definirmi dirò che sono lunare.. e poi vediamo!)

Comunque, torniamo alla sincerità: perché mai dovrebbe essere un pregio?
Un pregio secondo me è l'empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri e, caso mai, evitare di essere sinceri se non è quello il momento giusto per esserlo.

C'è gente in giro che sfoga le peggio malvolenze e poi non solo si autogiustifica in nome di una presunta sincerità, ma se ne fa quasi un punto d'orgoglio.
 A me 'sta roba mi manda ai matti: "No, guarda, te lo devo dire, sai, io sono una persona sincera..." o "Io sono sincera, io le cose te le dico in faccia...". 
Cara mia, non ti dico di parlarmi alle spalle.. ti dico che certe cose devi proprio evitare di dirle!!! 
Devi avere la sensibilità di capire che non è il caso di dirle e zittire questa stracazzo di voce interiore che ti spinge a sparare a zero su tutti e tutto pensando pure di meritare un premio per averlo fatto.

E a proposito di "valori" che siamo tutti condizionati a ritenere tali, senza soffermarci un attimo a pensare se lo siano davvero oppure o no: voi che ne pensate della tolleranza??
Rifletteteci un attimo: che vuol dire essere tolleranti? Vuol dire, più o meno "io sono perfetto, mentre tu hai qualcosa che mi da profondamente fastidio, ma siccome sono magnanimo ho deciso di tollerare te e le tue brutture..".
Tollerare non vuol dire comprendere, accettare, rispettare.. vuol solo dire mettersi su un gradino più alto e fare grazioso gesto di superiorità.

E l'umiltà?!?! Madonna, l'umiltà mi fa morire... Qui probabilmente è solo il condizionamento di secoli e secoli di dottrina cattolica che ce la fanno percepire come una cosa positiva, quando a pensarci un attimo a me sembra chiaramente un disvalore.
Il concetto di umiltà potrebbe sembrare vicino a quello di modestia, ma io non direi proprio (per me le coppie di opposti sono modesto/vanitoso - umile/superbo, tant'è vero che, se me lo chiedessero, io risponderei di essere superba e modesta.. oltre che lunare, ovviamente). 
L'umiltà è una questione di stima di se stessi: modesto è uno che non si vanta delle proprie qualità, umile è uno che non le percepisce proprio.
Dire di una persona che è umile è un po' come dire che non ha grandi doti né capacità, ma almeno ne è consapevole e non si vanagloria del contrario.. e non mi pare 'sto gran complimento!
Poi vabbè, se uno aspira alla canonizzazione oppure a trovare la Verità del Mahatma, mi sa che deve far voto di umiltà (che è una cattiveria bella e buona, peggio di quello della castità).. ma nella vita comune?

Giudizio sospeso sull'orgoglio.. mi sa che devo pensarci ancora un altro po'..

Achieve

Questo 2014 è iniziato decisamente in sordina: pochissimi post, pochi lavori, poco da raccontare nel PL.. pochi pensieri, in definitiva.

Chissà, forse è dovuto al fatto che le ultime settimane del 2013 sono state così piene di vita, di affetto, di cose fatte, di risate, di progetti.. Ora mi sento un po' come se il tornado avesse tascinato in aria me e Toto per poi depositarci.. in Kansas! 
Intorno mi par di scorgere solo grigio, e sì, da qualche parte ci sarà anche zia Em, ma per il momento calma piatta all'orizzonte.

Eppure ne avrei di cose di cui parlare: progetti (anche grossi) sono stati fatti, passi in avanti decisivi sul dibattuto tema del "Avrò-Mai-Una-Casa-Che-Io-Possa-Considerare-Tale?".. e poi sì, forse dovrei parlarvi di Basil e Adolphe (o forse no), ma per farlo dovrei prima trovare la chiave giusta (che forse non c'è), oppure decidere in via definitva che quei due non sono nuove presenze nella mia vita, e che non dovrei dargli tutta questa importanza..

Magari ignoriamoli ancora per un pochino..

Intanto, sono arrivata ad una decisione: la mia one little word per quest'anno sarà la seguente:


E' una parola splendida che non ha corrispettivi in italiano, perché fonde insieme dei concetti che da noi hanno bisogno di perifrasi: vuol dire raggiungere un obiettivo, portare a compimento in maniera positiva (successfull è un'altra parola che mi piacerebbe avere nella mia lingua).

Ecco: è finita la stagione della programmazione, ora è proprio il caso di passare alla realizzazione.