Attenzione: quello che segue è un post programmato. Mentre lo leggete la sottoscritta starà probabilmente tenendosi le viscere dopo una nottata di pietanze indiane al Masala Zone (dolorante ma felice)
So che probabilmente starò ammorbando molti di quelli che mi seguono con queste storie di costolette e peperoni, e vi chiedo scusa, però in questi giorni ho davvero una sorta di chiodo fisso e il blog, poverino, riflette le mie seghe mentali.
Dall'altra parte ringrazio davvero di cuore chi invece ha seguito anche queste ultime divagazioni, prendendo a cuore le mie riflessioni sul mangiare vegano e dandomi i suoi consigli, o condividendo il mio stesso percorso.
Tutto quello che ho raccontato nella
prima punta di questa avvincentissima saga è ancora valido: sulla carta
diventare vegetariani, o meglio ancora vegani, è una scelta nobile, generosa e salutare, considerazioni perlopiù condivise anche da chi alla carne non rinuncia.
Ma allora perché non ci lanciamo tutti in questa nuova direzione? Semplicemente perché
dubitiamo che ci sia possibile rinunciare definitivamente a carne, pesce e derivati.
Io per prima, eh.
Più o meno lo stato attuale di tutto 'sto sferragliamento di neuroni è il seguente:
okay, sono abbastanza dell'idea che togliere di mezzo carne & co. farebbe bene a me e all'ecosistema tutto. Ma ne sarei capace???
E qua cominciano i dubbi...
Le calorie
Sempre sulla carta passare alle verdure potrebbe sembrare una scelta light.
Nel momento stesso in cui si abbandona l'idea romantica di centrifugati e insalate, e si comincia a mettere giù una bozza di menu settimanale, ci si scontra con la drammatica realtà che, se togliamo la carne, dobbiamo aumentare i carboidrati.
Azz'!!!
Questo è l'aspetto di tutta la faccenda che, ora come ora, mi terrorizza di più.
Ad essere più precisi, mi getta proprio nel panico..
Quindi, se per caso c'è qualche vegetariano in ascolto che non è lievitato come un soufflè ai grassi vegetali da quando ha intrapreso questo percorso, o se conoscete la figlia del portiere del cugino del vostro parrucchiere che è riuscita a dimagrire passando al vegetarianesimo, vi imploro,
fatevi avanti...
La Varietà
Sono una che s'è mangiata il canguro in Australia e gli scarrafoni in Thailandia, adoro le cucine esotiche e difficilmente mi lascio impressionare da quello che ho nel piatto se prima non gli ho dato almeno un assaggino, ma fondamentalmente conficcato in qualche angolo del mio cervelletto c'è sedimentata un'italica convinzione che
il cibo si divida in primi, secondi e contorni.
Ora, datosi che per le motivazioni precedentemente espresse vorrei limitare la frequenza dei "primi" sulla mia tavola, e che trovare un "secondo" di sole verdure è cosa complessa (parmigiana di melanzane? Gateaux di patate? Ma non cercavamo di andare sul light?!?), nell'elaborare il menu settimanale di cui sopra sono andata abbastanza in tilt.
E che mi mangio?!?! Contorno con contorno??
Cereali? Patate? Legumi? Non faccio in tempo ad azzardare un'alternativa che subito mi autocensuro pensando alle calorie..
Le abitudini
Per ora sto buttando giù uno schema: prendo una settimana tipo e mi segno quante volte sono abituata a mangiare carne, su quali pasti e che tipo di carne.
Se mi avessero chiesto di tentare una stima, così, a bruciapelo, avrei tirato fuori numeri assai diversi da quelli che stanno prendendo forma nel mio schema (ragionando col pilota automatico, tendo a non contare roba come insaccati o tonno quando penso alla carne...)
Sapete cosa? Consiglio di fare questo esperimento a tutti voi, anche a chi non ha la minima intenzione neanche di prendere in considerazione il vegetarianesimo: prendete un foglietto e scrivete così, ad occhio, quante volte pensate di mangiare carne rossa/carne bianca/pesce nell'arco di una settimana. Poi per una settimana andate a segnarvi effettivamente quello che mangiate: scommetto che scoprireste cose affascinanti...
Vegetarianesimo o Veganesimo?
Qui una risposta bene o male me la sono data. Il veganesimo non fa per me, non ora, non in questa fase della mia vita.
Il latte l'ho già tolto per sospetta intolleranza (e acclarata lagnusìa di andarla a verificare).
Le uova le ho sempre mangiate assai di rado e solo nella loro funzione di legare altri alimenti (un uovo da solo non credo di averlo mai mangiato).
Però se tolgo i panini col salame devo lasciarmi i formaggi, almeno quelli freschi, soprattutto a pranzo (sono fuori casa), e alla spolverata di parmigiano sulla pasta al sugo non credo di poter rinunciare.
Ma più di queste considerazioni di natura pratica, è la radicalità della scelta vegana che non mi convince. Immagino un invito a cena da amici, un ristorante, i periodi in cui viaggio o in cui sono dai miei a Napoli.. Non voglio complicare la vita né a me né a chi mi circonda..
Programma d'azione
Come ho detto, parto dal monitorare.
Dopo la parentesi londinese tirerò le somme e cercherò di abbozzare un menu vegetariano.
Mi aiutate??
Per i pranzi non ho problemi, li gestisco facilmente.
Sulle cene sono in grossa difficoltà: vorrei qualcosa di caldo, visto che già a pranzo vado al sacco, di ipocalorico, e magari evitare lo shock psicologico di trovarmi una sola roba nel piatto.