Cose che ho imparato


Ho imparato che, a star male, non c'è da aver paura solo del dolore fisico, dell'incertezza e delle decisioni da prendere senza avere alcuna competenza per farlo.
C'è anche il grande terrore nel vedersi inermi, completamente alla mercè di donne ed uomini in cui, in condizioni normali, non affideresti una raccomandata da affrancare;

Ho imparato che non conta la tua cultura, la tua posizione sociale, lo schema di vita che ti sei costruito a costo di sacrifici: una volta che ti spogli dei tuoi vestiti e ti infili un pigiama, diventi un fragile essere nelle mani del Sistema Sanitario Nazionale;

Ho imparato che al giorno d'oggi viene considerato perfettamente naturale non fornire al paziente nessuna informazione di un qualche rilievo, presumendo, immagino, che a prescidere non sia  in grado di elaborarla;

Ho imparato che le scene con Meredith Grey che informa i parenti sull'esito di un intervento sono appunto scene, fiction, o, forse chissà, appartengono ad un sistema lontano che ero solita criticare solo perché non conoscevo ancora il nostro.
Qui da noi, comunque, non solo non si danno informazioni alla fine dell'intervento, ma proprio si sparisce dalla circolazione per buoni due giorni, durante i quali gli assistenti che riesci ad intercettare difficilmente ti diranno qualcosa di più di un "tutto bene, tutto bene..";

Ho imparato, in definitiva, che le informazioni non escono dalla sala operatoria. In compenso ci entra la ragazza del bar, con la sua brava sportina di panini e bibite;

Ho imparato che infermieri e inservienti sono prontissimi a redaguirti se (data l'assenza di sedie), ti appoggi ad un davanzale nel corridoio, perché "il primario si arrabbia". Evidentemente, però, il primario non ha nulla in contrario a quelli che ti entrano in camera per venderti calzini, servizi di rasatura, braccialetti della fortuna e sigarette di contrabbando (!), dato che questi individui offrono i loro servizi nella più totale indifferenza del personale sanitario;

Ho imparato che molte delle cose che si dicono sulla mia città non sono semplici esagerazioni; forse le avevo dimenticate, forse ero troppo giovane per averle notate prima, o forse è proprio la distanza che rende la vista più acuta;

Ho imparato che puoi ricevere il conforto di persone insospettabili, mentre quelle che pensavi avrebbero potuto starti vicino possono scomparire senza una parola;

Ho imparato che c'è gente che fa il proprio mestiere con dignità, nonostante tutte le storture che deve affrontare quotidianamente, ma ho anche imparato che si tratta di ridottissime minoranze, messe ancor più alle corde dalla superficialità, dal pressapochismo e dal malaffare dei molti;

Ho imparato che ha ragione la mia collega Anna, che, quando mi chiama (da un altro pianeta, da un altro universo) per un qualche impiccio da risolvere ed io le chiedo "Che c'è? Ci sono problemi?!?" mi risponde "Ma no, i problemi sono altri, questo è solo lavoro...".

Ho imparato che nei momenti difficili riesci ad attingere a riserve di energia che non sapevi di avere, a portare a termine compiti che mai ti saresti immaginato di poter affrontare e a sopportare con fermezza la vista di scene che mettono i brividi;

Sono contenta di avere imparato così tanto in così breve tempo, ma sono atterrita dall'idea di quante altre cose ho potuto finora ignorare e dalla sicurezza che, prima o poi, mi toccherà affrontare anche quelle...

3 commenti :

  1. Forse non è sempre così, ma anche se solo una volta, qualcuno si sente non preso in cura, è il fallimento di un sistema che purtroppo di marciume ne ha tanto!

    Coraggio, non ti auguro che la prossima volta andrà meglio, ma che non ci sia una prossima volta!

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    1. sì.
      speriamo proprio, eh..

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  2. Non so che dire, sono situazioni in cui non ci si dovrebbe trovare mai.
    Spero che ora vada tutto bene.
    Dani

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