Qualche tempo fa, sulle pagine di questo blog, ho conosciuto Valentina, una "italiana in Texas", come lei stessa si definisce.
Tramite Valentina ho scoperto questo articolo: "100 short impressions after a year in Italy", che pare stia facendo grande scalpore proprio tra la nostra comunità di espatriati in America.
Per quello che ho potuto capire, il blog si propone come un punto di raccolta per gli Americani a Roma, e questa è probabilmente la cosa che mi ha dato più fastidio di tutto l'articolo.
Per il resto i 100 punti secondo me si possono suddividere nelle seguenti categorie (non li traduco tutti perché sarebbe anche noioso):
Cose vere e sulle quali sarebbe interessante riflettere (anche confrontandoci con chi italiano non è)
- in circolazione si vedono ancora pigiami da uomo che fanno inorridire;
- abbiamo idiosincrasie per tutta una serie di "malattie" (i funghi ai piedi, le bucce della frutta, i capelli bagnati...).
- mangiamo solo cibo italiano.
- si vive coi genitori fino al matrimonio.
- negli uffici e nei negozi abbiamo i distributori di numeri perché non siamo in grado di fare una fila in autonomia.
- non si fa sport nelle scuole e non c'è spirito di unità scolastica.
Cose semplicemente false
- le scuole chiudono se c'è un allarme pioggia
- molti bagni hanno il buco alla turca (molti?? credo di non averne mai visto uno in vita mia)
- non ci asciughiamo dopo la doccia
- le chiese offrono lezioni di nuoto (?)
- i bambini si lavano una volta a settimana (ehhhhh??).
- chiamiamo gli amici "zio" (forse a Roma, forse nel cortile di qualche scuola media).
- non ci sono villette, ma solo appartamenti.
Cose indicative più degli Americani che sugli Italiani
- non esiste un'open container law (personalmente mi pare peggio dover disciplinare questo che la fila per il prosciutto)
- non usiamo asciugatrici ma stendiamo i panni al sole (si chiama bel tempo, non mi pare difficile arrivarci..)
- l'elettricità costa di meno di sera, così facciamo andare le lavatrici di sera (e meno male che, per quanto non a sufficienza, almeno da noi qualcuno il problema dell'ambiente prova a porselo).
- gli ascensori sono piccoli (i palazzi sono piccoli.. le strade sono piccole.. le città sono piccole.. tutta roba nata quando non c'erano queste esigenze di spazio.. non ci avete pensato?).
E sì, le liste potrebbero continuare.
Non so voi, ma a me interessa e incuriosisce sempre avere un'idea di come ci guardino dal di fuori.
Mi interessano pure i luoghi comuni, pensa.
Quello che proprio non mi riesce è capire come ci si possa approcciare a liste di questo genere prendendole sul serio, sia con l'intento di attaccarle sia con quello di difenderle...
One Little Word: Giugno/Luglio/Agosto
(Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ma fosse irrimediabilmente arso dalla sete di recuperarle, tutto il resto è QUI)
Anche su questo fronte, ultimamente, registro un rallentamento e un venir meno dell'ispirazione.
Sarà che un paio di prompt non mi sono andati particolarmente a genio, fatto sta che alla lunga comincia a sembrarmi un po' ripetitivo: probabilmente preferirei maggiore varietà nelle pagine, più alternanza tra immagini e parole, piuttosto che dedicare ogni mese esclusivamente a un unico focus.
Comunque sia, è tutta esperienza per il futuro. Se nel 2016 dovessi decidere di continuare con il One Little Word, sicuramente non avrei bisogno di acquistare la nuova classe e potrei perfezionare e personalizzare quella del 2015.
Giugno: Pep Talk
Ora, a me non è che sia ancora chiarissimo l'intento della Edwards col suo "Pep Talk", che poi è solo una specie di discorso di incoraggiamento. Okay, molto carina l'idea di infilarlo a metà anno per spronare chi si è lasciato indietro qualche mese, ma... io che invece ero in linea che faccio? Mi sono sentita spiazzata, e, quel che è peggio, è esattamente da quel momento che ho cominciato a mettere in discussione la classe (un po' come quando sei presissima da un serial e ti ci mettono dentro un episodio filler giusto per allungare il brodo. In più di un'occasione ho smesso di seguire tutta la serie..).
Insomma, alla fin fine ho deciso di prendermela di vacanza, e buona lì.
Luglio: Gratitude
(In realtà per errore ho invertito gli assignment di Luglio e Agosto. Poco male..).
A 'sto giro mi si chiedeva di individuare 9 cose di cui essere grata.
Ora, a parte che per via del formato io lavoro su gruppi di 8 e non di 9, ma per me è stato difficilissmo individuarne anche una sola. Oh, che vi devo dire, sono una schifosissima ingrata..
Di più: non solo personalmente non mi sento grata proprio per niente, ma penso pure che il concetto stesso di "gratitudine" sia largamente sopravvalutato.
Essere grati a chi, innanzi tutto? Non credendo né in un essere superiore, né nella sorte, né nell'astrologia e ultimamente manco nella psicanalisi, sono proprio andata in crisi. Io penso che le cose belle nella vita la gente se le meriti, non che gli piovano adosso per caso, anzi, se ne meriterebbero molte di più e ancora grazie se non organizzo una rivoluzione di protesta.
Ma esserne grati?!?
Giusto per non voler passare per quella che fa l'anticonformista a tutti i costi, l'ho girata come "cose per cui ringrazio me stessa", anche se resto comunque dubbiosa.
Il layout è molto semplice, note scritte a mano su patterned ripetute tra cui spicca quella a limoni, in riferimento all'onnipresente concetto della limonata (ancora una volta: okay, posso adattarmi all'idea di passare la vita a spremere limoni.. ma perché devo pure ringraziare???).
Anche su questo fronte, ultimamente, registro un rallentamento e un venir meno dell'ispirazione.
Sarà che un paio di prompt non mi sono andati particolarmente a genio, fatto sta che alla lunga comincia a sembrarmi un po' ripetitivo: probabilmente preferirei maggiore varietà nelle pagine, più alternanza tra immagini e parole, piuttosto che dedicare ogni mese esclusivamente a un unico focus.
Comunque sia, è tutta esperienza per il futuro. Se nel 2016 dovessi decidere di continuare con il One Little Word, sicuramente non avrei bisogno di acquistare la nuova classe e potrei perfezionare e personalizzare quella del 2015.
Giugno: Pep Talk
Ora, a me non è che sia ancora chiarissimo l'intento della Edwards col suo "Pep Talk", che poi è solo una specie di discorso di incoraggiamento. Okay, molto carina l'idea di infilarlo a metà anno per spronare chi si è lasciato indietro qualche mese, ma... io che invece ero in linea che faccio? Mi sono sentita spiazzata, e, quel che è peggio, è esattamente da quel momento che ho cominciato a mettere in discussione la classe (un po' come quando sei presissima da un serial e ti ci mettono dentro un episodio filler giusto per allungare il brodo. In più di un'occasione ho smesso di seguire tutta la serie..).
Insomma, alla fin fine ho deciso di prendermela di vacanza, e buona lì.
Luglio: Gratitude
(In realtà per errore ho invertito gli assignment di Luglio e Agosto. Poco male..).
A 'sto giro mi si chiedeva di individuare 9 cose di cui essere grata.
Ora, a parte che per via del formato io lavoro su gruppi di 8 e non di 9, ma per me è stato difficilissmo individuarne anche una sola. Oh, che vi devo dire, sono una schifosissima ingrata..
Di più: non solo personalmente non mi sento grata proprio per niente, ma penso pure che il concetto stesso di "gratitudine" sia largamente sopravvalutato.
Essere grati a chi, innanzi tutto? Non credendo né in un essere superiore, né nella sorte, né nell'astrologia e ultimamente manco nella psicanalisi, sono proprio andata in crisi. Io penso che le cose belle nella vita la gente se le meriti, non che gli piovano adosso per caso, anzi, se ne meriterebbero molte di più e ancora grazie se non organizzo una rivoluzione di protesta.
Ma esserne grati?!?
Giusto per non voler passare per quella che fa l'anticonformista a tutti i costi, l'ho girata come "cose per cui ringrazio me stessa", anche se resto comunque dubbiosa.
Il layout è molto semplice, note scritte a mano su patterned ripetute tra cui spicca quella a limoni, in riferimento all'onnipresente concetto della limonata (ancora una volta: okay, posso adattarmi all'idea di passare la vita a spremere limoni.. ma perché devo pure ringraziare???).
Sono "grata" per:
La vista sui tetti dalla finestra della mia camera da letto
Perché nessuno dei miei cari ha mai avuto seri problemi di salute
Per essere riuscita a mettere su la casa che volevo
Per il mare che sbuca all'improvviso dietro una curva
Per il fatto di avere un lavoro che mi rende autonoma
Per avere la possibilità di comprarmi tante sciocchezze che mi fanno felice
Agosto: Playlist
In questo caso l'idea non mi era neanche dispiaciuta: mettere insieme 9 tracce musicali più o meno corrispondenti alla parola scelta. Nel caso in cui la parola non avesse granché attinenza con la musica (come "costruire", che, diciamolo, più che sull'arte va sull'edilizia), la Edwards suggeriva di fare una ricerca su Spotify, e lasciarsi trasportare dal flusso delle novità.
Io poi partivo proprio da una canzone (Costruire, di Nicolò Fabi), quindi con la prima traccia ero a posto, e la ricerca su Spotify l'ho anche fatta.. peccato che solo un madrelingua può capire il testo di una canzone mentre le cantano!
Quindi ero lì che mi baloccavo con l'idea di metterci dentro 9 tracce che, se non costruttive, fossero almeno edificanti, quando ho pensato bene di incrociare il OLW con il Project Happiness, e questo è quello che ne è venuto fuori:
12 Risoluzioni
(che non vi ripeto, perché l'ho già fatto fino alla nausea :P )
Mi chiedevo...
...c'è mica una maniera di dire al Sig. Internet che sì, ho capito che sono 'sti benedetti cookies, sono consapevole che registrano le mie visite e si vendono i miei dati, che non me ne frega niente comunque e che vorrei solo navigare in santa pace???
Uno spettro si aggira per il Carrubo...
...lo spettro del Comunismo (sempre quello).
Probabilmente la colpa è solo mia (per averne annunciato pubblicamente la fine), ma, diciamocela tutta, dalla caduta del Muro in avanti un po' lo si era comunque intuito.
E poi non voglio di nuovo parlare dei cornetti portati in sezione, ma di un fatto quanto mai sconcertante ed inquietante: a cadenza regolare, per non dire ogni giorno, nuove orde di utenti russi cominciano a seguire il mio account Instagram.
Ormai sono decine e decine.. uomini e donne, anzi, ragazzi e ragazze, anzi, bei ragazzi e belle ragazze.
Ma che vogliono? Perché mi seguono?? Che gli ho fatto?!?!
Continuo a non raccapezzarmici...
Probabilmente la colpa è solo mia (per averne annunciato pubblicamente la fine), ma, diciamocela tutta, dalla caduta del Muro in avanti un po' lo si era comunque intuito.
E poi non voglio di nuovo parlare dei cornetti portati in sezione, ma di un fatto quanto mai sconcertante ed inquietante: a cadenza regolare, per non dire ogni giorno, nuove orde di utenti russi cominciano a seguire il mio account Instagram.
Ormai sono decine e decine.. uomini e donne, anzi, ragazzi e ragazze, anzi, bei ragazzi e belle ragazze.
Ma che vogliono? Perché mi seguono?? Che gli ho fatto?!?!
Continuo a non raccapezzarmici...
Ma 'sto carrubo..
Non so se sia normale o meno, ma, dopo 9 anni e 731 post, ogni tanto mi viene da chiedermi sicura di avere ancora qualcosa da dire?
(Okay, diciamo pure che me lo chiedo soprattutto dopo aver infilato una serie di post a commenti zero)
Epperò poi vado a farmi due conti e la verità è lì, innegabile: a 12 anni mi hanno regalato il mio primo diario segreto, di quelli con la copertina lucida e tanto di lucchetto che potevi forzare con la capocchia di un ago. Ufficialmente disperso, ritengo lo usassi soprattutto per segnalare il mio avere indiscussamente ragione in ogni litigio con mio fratello e i miei infuttuosi tentativi di smettere di rosicchiarmi le unghie.
'Sti diari con la cintura di castità sono durati ben poco (più che altro perché nessuno - neanche mio fratello - si è mai sognato di forzarne la segretezza), seguiti a ruota da una sfilza di "taccuini" (era il mio periodo hard boiled, caratterizzato da letture noir e prime avvisaglie di una precoce compulsione per tutto ciò che fosse in vendita nelle cartolerie). Anche di questi taccuini s'è persa traccia, ne ricordo solo uno con un gran carciofo in copertina e le pagine di un bellissimo blu ciano, ma già lì si capiva che giocavo a tirarmela: pagine e pagine sulle quali riportavo fedelmente frammenti di conversazioni sentite in giro o alla tele (esatto: non avevo una mazza da fare, altro che gioventù bruciata).
Col liceo sono arrivate le Smemoranda, o meglio: al ginnasio Smemo formato classico, al liceo Smemo formato pocket, perché ehi, a 15 anni ti senti già molto matura&chic.
Tanto chic che sono tappezzate, le prime, di fotografie di Pierluigi Casiraghi e (scarsissimi) disegni copiati chissà dove, le seconde uguale, solo che nel frattempo mi ero dotata di una scatola di pennarelli Giotto, con grandi miglioramenti quanto meno dal punto di vista cromatico.
La sfilza di Smemo purtroppo fa ancora bella mostra di sé a casa dei miei genitori, rendendomi ancora oggi assai difficile negare l'unica e sola verità che possono testimoniare: nella mia vita di adolescente non c'è neanche l'ombra di una presenza maschile, né tantomeno di un qualsiasi amico a cui chiedere una dedica...
Arrivata all'università, perfino a me è sembrato evidente che continuare su quella china avrebbe comportato il mio ufficiale ingresso nel magico mondo dei disturbi mentali, nonché evidenti tracce di scoliosi per l'essermi ostinata a portare dietro 3 kg di Smemo sulle quali non scrivevo assolutamente niente di rilevante.
In maniera, questa sì, davvero elegante, ho ripiegato su un sobrio quaderno ad anelli dalla copertina all black (su uno analogo, all red, prendevo appunti per la tesi, il che dimostra che, almeno a colori, ero perfettamente allineata), sul quale, in un climax speculativo apparentemente senza fine, ho preso a scrivere tutto - ma davvero tutto - quello che mi passava per la testa.
Porcaputtana, veramente TUTTO..
Il climax di cui sopra ha toccato il suo vertice nelle settimane immediatamente successive alla mia laurea, con annotazioni (miseriaccia, anche estratti testuali di varie conversazioni via mail o SMS) di cui un giorno o l'altro mi verrà chiesto il conto, presumibilmente da un signore barbuto dotato di ali, aureola e un gran mazzo di chiavi.
'Sto cavolo di quaderno, deportato da Napoli alla Sicilia al fine di sottrarlo dalle grinfie di mia madre, è finito nelle grinfie ancora peggiori di Daniele, con effetti sismici&tellurici sulla tenuta del nostro matrimonio che potete ben immaginare.
Après lui, le déluge..
La mia vérve si era finalmente interrotta.. o almeno così pensavo!
Sì, perché, pochi anni dopo, è apparso il Carrubo.. e anche lui, pora stella, rigurgita di osservazioni banali e punti di vista filosofeggianti sull'universo, la vita e tutto il resto.
Insomma: 'sto post è nato per spiegare perché avessi intenzione di darmi alle recensioni bibliografiche e vedi un po' dove è andato a finire...
(Poi uno si chiede com'è che ho prosciugato fiumi di inchiostro per tipo vent'anni senza mai veramente avere niente da dire...)
(Okay, diciamo pure che me lo chiedo soprattutto dopo aver infilato una serie di post a commenti zero)
Epperò poi vado a farmi due conti e la verità è lì, innegabile: a 12 anni mi hanno regalato il mio primo diario segreto, di quelli con la copertina lucida e tanto di lucchetto che potevi forzare con la capocchia di un ago. Ufficialmente disperso, ritengo lo usassi soprattutto per segnalare il mio avere indiscussamente ragione in ogni litigio con mio fratello e i miei infuttuosi tentativi di smettere di rosicchiarmi le unghie.
'Sti diari con la cintura di castità sono durati ben poco (più che altro perché nessuno - neanche mio fratello - si è mai sognato di forzarne la segretezza), seguiti a ruota da una sfilza di "taccuini" (era il mio periodo hard boiled, caratterizzato da letture noir e prime avvisaglie di una precoce compulsione per tutto ciò che fosse in vendita nelle cartolerie). Anche di questi taccuini s'è persa traccia, ne ricordo solo uno con un gran carciofo in copertina e le pagine di un bellissimo blu ciano, ma già lì si capiva che giocavo a tirarmela: pagine e pagine sulle quali riportavo fedelmente frammenti di conversazioni sentite in giro o alla tele (esatto: non avevo una mazza da fare, altro che gioventù bruciata).Col liceo sono arrivate le Smemoranda, o meglio: al ginnasio Smemo formato classico, al liceo Smemo formato pocket, perché ehi, a 15 anni ti senti già molto matura&chic.
Tanto chic che sono tappezzate, le prime, di fotografie di Pierluigi Casiraghi e (scarsissimi) disegni copiati chissà dove, le seconde uguale, solo che nel frattempo mi ero dotata di una scatola di pennarelli Giotto, con grandi miglioramenti quanto meno dal punto di vista cromatico.
La sfilza di Smemo purtroppo fa ancora bella mostra di sé a casa dei miei genitori, rendendomi ancora oggi assai difficile negare l'unica e sola verità che possono testimoniare: nella mia vita di adolescente non c'è neanche l'ombra di una presenza maschile, né tantomeno di un qualsiasi amico a cui chiedere una dedica...
Arrivata all'università, perfino a me è sembrato evidente che continuare su quella china avrebbe comportato il mio ufficiale ingresso nel magico mondo dei disturbi mentali, nonché evidenti tracce di scoliosi per l'essermi ostinata a portare dietro 3 kg di Smemo sulle quali non scrivevo assolutamente niente di rilevante.
In maniera, questa sì, davvero elegante, ho ripiegato su un sobrio quaderno ad anelli dalla copertina all black (su uno analogo, all red, prendevo appunti per la tesi, il che dimostra che, almeno a colori, ero perfettamente allineata), sul quale, in un climax speculativo apparentemente senza fine, ho preso a scrivere tutto - ma davvero tutto - quello che mi passava per la testa.
Porcaputtana, veramente TUTTO..
Il climax di cui sopra ha toccato il suo vertice nelle settimane immediatamente successive alla mia laurea, con annotazioni (miseriaccia, anche estratti testuali di varie conversazioni via mail o SMS) di cui un giorno o l'altro mi verrà chiesto il conto, presumibilmente da un signore barbuto dotato di ali, aureola e un gran mazzo di chiavi.
'Sto cavolo di quaderno, deportato da Napoli alla Sicilia al fine di sottrarlo dalle grinfie di mia madre, è finito nelle grinfie ancora peggiori di Daniele, con effetti sismici&tellurici sulla tenuta del nostro matrimonio che potete ben immaginare.
Après lui, le déluge..
La mia vérve si era finalmente interrotta.. o almeno così pensavo!
Sì, perché, pochi anni dopo, è apparso il Carrubo.. e anche lui, pora stella, rigurgita di osservazioni banali e punti di vista filosofeggianti sull'universo, la vita e tutto il resto.
Insomma: 'sto post è nato per spiegare perché avessi intenzione di darmi alle recensioni bibliografiche e vedi un po' dove è andato a finire...
(Poi uno si chiede com'è che ho prosciugato fiumi di inchiostro per tipo vent'anni senza mai veramente avere niente da dire...)
Progetto Felicità: Panoramica
Qualche post fa vi ho accennato la mia folle idea di ripercorrere le orme della Rubin in un Project Happiness nostrano tagliato e cucito su misura per la sottoscritta.
Va da sé che devo mettere qualcosa nero su bianco prima che mi passi dalla testa.
Osservazione preliminare #1: il nome, "progetto felicità", non è che mi convinca tantissimo, e per una volta non sono convintissima neanche del suo corrispettivo in inglese. D'altra parte non sono riuscita a farmi venire in mente nulla di più efficace, e così intanto mi tengo quel che ho.
Osservazione preliminare #2: quello che davvero mi ha catturata, come sempre, è proprio il concetto di progettualità insito già nel nome. Ho bisogno di sentirmi parte di un processo, o, per dirla più semplicemente, posso fare le peggio boiate purché si riesca a farmele passare come micro-fasi di un Fine Superiore.
Poi mi son detta che sarebbe stato bello fare proprio come la Rubin, cominciando a Gennaio e finendo con i botti di Capodanno, tutto molto preciso e ordinato, non fosse che, se aspetto fino a Gennaio, intanto mi fisso con qualche dozzina di nuove sciocchezze.
Che poi anche Settembre è un bel momento di rinascita e io sono sempre stata attratta dalle matite temperate più che dai propositi di fine anno.
Cosicché.. armiamoci e partiamo, il mio Anno Dedicato alla Felicità partirà il 1 Settembre, mi vedrà attaccare mese dopo mese ogni singola sfaccettatura dell'Essere Felici, e si concluderà, a Dio piacendo, nel mese di Agosto 2016.
Qui di seguito trovare le 12 macro-aree che ho individuato, attenendomi in larghissima parte allo schema della Rubin, ma adattandolo un po' qua e là.
L'ordine segue per lo più uno suo filo logico (parto dalle aree a cui penso sia più legata la mia personalissima idea di felicità), salvo in alcuni casi seguire direttamente il calendario (vedi Dicembre, dedicato alla Famiglia).
L'ultimo mese, come per la Rubin, consisterà nella sperimentazione sul campo di tutto quanto appreso fino a quel momento.
Per ogni mese/area ho individuato una citazione che faccia da incoraggiamento ed un elenco di "risoluzioni" con cui verificare i progressi che mi sforzerò di fare strada facendo.
Osservazione preliminare #3: la Rubin parla di "resolutions", termine che ho cercato di rendere con risoluzioni piuttosto che "obiettivi" o "propositi" innanzitutto perché raramente quando mi sono data degli obiettivi di ampissimo raggio sono poi stata fortunata con i risultati. In secondo luogo nel concetto stesso di "risoluzione", rispetto agli obiettivi, mi pare ci sia un po' più di determinazione, di impegno con se stessi.. non so bene spiegare, ma mi è piaciuto molto di più..
Sempre a proposito di risoluzioni, mi sono sforzata di evitare concetti generali o aleatori (es. essere più generosa), ma di puntare a azioni pratiche e misurabili (es. compire un gesto di altruismo senza che nessuno lo sappia) proprio per poter quantificare i miei miglioramenti.
Oltre alle citazioni e alle risoluzioni sto cercando di mettere insieme delle piccole bibliografie/filmografie tematiche. Okay, qua cercherò di essere meno maniacale e non mi imporrò a forza letture o film.. però se a leggere l'elenco che segue vi dovesse venire in mente qualche titolo in particolare segnalatemelo pure, ve ne sarei molto grata.
Folle abbastanza? Io direi proprio di sì... a presto con le riflessioni sul mese di Settembre!!!
Va da sé che devo mettere qualcosa nero su bianco prima che mi passi dalla testa.
Osservazione preliminare #1: il nome, "progetto felicità", non è che mi convinca tantissimo, e per una volta non sono convintissima neanche del suo corrispettivo in inglese. D'altra parte non sono riuscita a farmi venire in mente nulla di più efficace, e così intanto mi tengo quel che ho.
Osservazione preliminare #2: quello che davvero mi ha catturata, come sempre, è proprio il concetto di progettualità insito già nel nome. Ho bisogno di sentirmi parte di un processo, o, per dirla più semplicemente, posso fare le peggio boiate purché si riesca a farmele passare come micro-fasi di un Fine Superiore.
Poi mi son detta che sarebbe stato bello fare proprio come la Rubin, cominciando a Gennaio e finendo con i botti di Capodanno, tutto molto preciso e ordinato, non fosse che, se aspetto fino a Gennaio, intanto mi fisso con qualche dozzina di nuove sciocchezze.
Che poi anche Settembre è un bel momento di rinascita e io sono sempre stata attratta dalle matite temperate più che dai propositi di fine anno.
Cosicché.. armiamoci e partiamo, il mio Anno Dedicato alla Felicità partirà il 1 Settembre, mi vedrà attaccare mese dopo mese ogni singola sfaccettatura dell'Essere Felici, e si concluderà, a Dio piacendo, nel mese di Agosto 2016.
Qui di seguito trovare le 12 macro-aree che ho individuato, attenendomi in larghissima parte allo schema della Rubin, ma adattandolo un po' qua e là.
L'ordine segue per lo più uno suo filo logico (parto dalle aree a cui penso sia più legata la mia personalissima idea di felicità), salvo in alcuni casi seguire direttamente il calendario (vedi Dicembre, dedicato alla Famiglia).
L'ultimo mese, come per la Rubin, consisterà nella sperimentazione sul campo di tutto quanto appreso fino a quel momento.
Per ogni mese/area ho individuato una citazione che faccia da incoraggiamento ed un elenco di "risoluzioni" con cui verificare i progressi che mi sforzerò di fare strada facendo.
Osservazione preliminare #3: la Rubin parla di "resolutions", termine che ho cercato di rendere con risoluzioni piuttosto che "obiettivi" o "propositi" innanzitutto perché raramente quando mi sono data degli obiettivi di ampissimo raggio sono poi stata fortunata con i risultati. In secondo luogo nel concetto stesso di "risoluzione", rispetto agli obiettivi, mi pare ci sia un po' più di determinazione, di impegno con se stessi.. non so bene spiegare, ma mi è piaciuto molto di più..
Sempre a proposito di risoluzioni, mi sono sforzata di evitare concetti generali o aleatori (es. essere più generosa), ma di puntare a azioni pratiche e misurabili (es. compire un gesto di altruismo senza che nessuno lo sappia) proprio per poter quantificare i miei miglioramenti.
Oltre alle citazioni e alle risoluzioni sto cercando di mettere insieme delle piccole bibliografie/filmografie tematiche. Okay, qua cercherò di essere meno maniacale e non mi imporrò a forza letture o film.. però se a leggere l'elenco che segue vi dovesse venire in mente qualche titolo in particolare segnalatemelo pure, ve ne sarei molto grata.
Folle abbastanza? Io direi proprio di sì... a presto con le riflessioni sul mese di Settembre!!!
Modi di dire davvero cretini
Immaginate la situazione: gruppetto di 4/5 donne e 10/15 mojito (più la mia le mie caipiroska, ché a me il mojito non garba...), tutte intente a consolare quella più giovane che si era appena presa l'ennesima scuffia sentimentale. Insomma, sarà stato l'alcool, ma nel giro di 10 minuti ho sentito tante di quelle frasi fatte e modi di dire dementi che me ne basterebbe per i prossimi vent'anni.
Per cui.. mi sono messa a pensarci su: quanti modi di dire utilizziamo correntemente solo perché siamo abituati a sentirli, senza fermarci più a riflettere su quello che significano, o su come potrebbero suonare ad uno che li senta per la prima volta??
Per esempio...
"Prendila con filosofia": ora, la mia amica mollata dal gelataio è proprio laureata in filosofia, ma vi giuro che né Kant né Aristotele le sono stati di minimo conforto e tutta la Fenomelogia dello Spirito non l'aiuta a digerire meglio le corna che ha scoperto di avere (però posso sempre suggerirle Schopenauer.. hai visto mai..)
"Se ti dico una cosa non ci credi": che io ogni volta penso "e allora che me la dici a fare?!?!?!"
"Quando si chiude una porta, si apre un portone": qua è una vita che chiudiamo porte, cancelli, finestre, balconi e tutto quello che ha una maniglia.. ma 'sto cazzo di portone quando si dovrebbe aprire?!?!
"Se la vita ti da limoni, tu facci una limonata": a parte che l'accenno alle limonate, per una che ha appena rotto con quel gelataio, è quanto meno indelicato, ma se la vita oltre ai limoni non ti da anche un po' di acqua e zucchero, la vedo dura a farci limonate..
"Mettici una pietra sopra": ma in giro c'è pure chi, a forza di mettere pietre sopra, ha dato vita a nuove catene montuose (credit: Pinterest).
Arrivati a 'sto punto la ragazza in questione, anziché andare a cercare il ponte più vicino (non tanto per aver perso il gelataio, quanto per ritrovarsi con un coacervo di amiche così banali) aveva già cominciato a filare col barman, ed io ho continuato a riflettere sulle scempiaggini che spesso diciamo senza neanche rendercene conto, tipo:
- tanto va la gatta al lardo.. la gatta?? Al lardo?!?! Ora, a parte che i gatti di mio marito ultimamente vogliono lo Sheba e schifano pure il paté dell'Eurospin, figuriamoci se si scomodano ad andarsene al lardo, ma come e perché dovrebbero lasciarci lo zampino?? Di che stiamo parlando, esattamente?? La legge del taglione felina?!?!?
- hai voluto la bicicletta..: allora, io ho voluto la bicicletta e, sapete che c'è di nuovo? Se ho voluto quella bicicletta era esattamente per poterci pedalare! Quello che non avevo messo in conto, magari, erano i dossi, le curve, le bucature, le fermate e le cadute. Okay, ho peccato di ingenuità.. ma se tutti voi geni 'ste cose le sapevate già, perché non mi avvisavate prima che mi comprassi la dannata bicicletta?!?!
- essere belli dentro: giuro.. vi darei tutto il mio fotogenissimo pancreas e mi accontenterei di due polmoni appena appena presentabili pur di avere le gambe della Bundchen..
- quello che non uccide, fortifica: sarà, ma mentre ti fortifica ti ha anche pestato ben bene.. non si poteva avere una tazzina di pappa reale, invece??
- l'erba cattiva non muore mai: no, qua capiamoci.. l'erba cattiva, volendo, muore pure.. ma la cosa peggiore che ti fa l'erba cattiva non è morire...è che non ti fa sballare!!!
Per cui.. mi sono messa a pensarci su: quanti modi di dire utilizziamo correntemente solo perché siamo abituati a sentirli, senza fermarci più a riflettere su quello che significano, o su come potrebbero suonare ad uno che li senta per la prima volta??
Per esempio...
"Prendila con filosofia": ora, la mia amica mollata dal gelataio è proprio laureata in filosofia, ma vi giuro che né Kant né Aristotele le sono stati di minimo conforto e tutta la Fenomelogia dello Spirito non l'aiuta a digerire meglio le corna che ha scoperto di avere (però posso sempre suggerirle Schopenauer.. hai visto mai..)
"Se ti dico una cosa non ci credi": che io ogni volta penso "e allora che me la dici a fare?!?!?!"
"Quando si chiude una porta, si apre un portone": qua è una vita che chiudiamo porte, cancelli, finestre, balconi e tutto quello che ha una maniglia.. ma 'sto cazzo di portone quando si dovrebbe aprire?!?!
"Se la vita ti da limoni, tu facci una limonata": a parte che l'accenno alle limonate, per una che ha appena rotto con quel gelataio, è quanto meno indelicato, ma se la vita oltre ai limoni non ti da anche un po' di acqua e zucchero, la vedo dura a farci limonate..
"Mettici una pietra sopra": ma in giro c'è pure chi, a forza di mettere pietre sopra, ha dato vita a nuove catene montuose (credit: Pinterest).
Arrivati a 'sto punto la ragazza in questione, anziché andare a cercare il ponte più vicino (non tanto per aver perso il gelataio, quanto per ritrovarsi con un coacervo di amiche così banali) aveva già cominciato a filare col barman, ed io ho continuato a riflettere sulle scempiaggini che spesso diciamo senza neanche rendercene conto, tipo:
- tanto va la gatta al lardo.. la gatta?? Al lardo?!?! Ora, a parte che i gatti di mio marito ultimamente vogliono lo Sheba e schifano pure il paté dell'Eurospin, figuriamoci se si scomodano ad andarsene al lardo, ma come e perché dovrebbero lasciarci lo zampino?? Di che stiamo parlando, esattamente?? La legge del taglione felina?!?!?
- hai voluto la bicicletta..: allora, io ho voluto la bicicletta e, sapete che c'è di nuovo? Se ho voluto quella bicicletta era esattamente per poterci pedalare! Quello che non avevo messo in conto, magari, erano i dossi, le curve, le bucature, le fermate e le cadute. Okay, ho peccato di ingenuità.. ma se tutti voi geni 'ste cose le sapevate già, perché non mi avvisavate prima che mi comprassi la dannata bicicletta?!?!
- essere belli dentro: giuro.. vi darei tutto il mio fotogenissimo pancreas e mi accontenterei di due polmoni appena appena presentabili pur di avere le gambe della Bundchen..
- quello che non uccide, fortifica: sarà, ma mentre ti fortifica ti ha anche pestato ben bene.. non si poteva avere una tazzina di pappa reale, invece??
- l'erba cattiva non muore mai: no, qua capiamoci.. l'erba cattiva, volendo, muore pure.. ma la cosa peggiore che ti fa l'erba cattiva non è morire...è che non ti fa sballare!!!
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