Ogni cosa è illuminata

Ogni tanto ho provato a lanciare su questo blog qualche iniziativa che speravo diventasse un appuntamento fisso.. dimenticandomene io per prima! Una di queste era una piccola recensione ai libri letti, scegliendo quello che mi fosse sembrato più significativo.. credo di averlo fatto una sola volta!


Cosa di cui mi dispiace, visto che nella mia vita i libri sono sempre stati presenti fin da piccola, quando alternavo allegramente Piccole Donne a testi scovati nella libreria di casa: ammetto di non aver capito nulla di Voltaire o del Manifesto del Partito Comunista (ma, ad essere completamente sinceri, devo anche ammettere di non averci capito molto di più, quando poi li ho riletti da adulta).

Questa volta però voglio spendere due parole su un libro che mi ha colpita tanto da essere entrato di buon diritto nella mia top ten di sempre. Non è un’uscita recente, né era la prima volta che lo leggevo, ma ad ogni rilettura mi colpiscono particolari sempre diversi.


Il libro è Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer, e nasce dal viaggio che l’autore, ebreo americano di terza generazione, fa in Ucraina alla ricerca di una donna che, forse, all’epoca della Guerra ha salvato suo nonno.

Detta così non sembrerebbe granché, ma, vi assicuro, è un libro dai molteplici fili che si annodano tra loro, per poi confluire tutti in un unico grande racconto: c’è la ricerca di Foer, ci sono le storie dell’autista (con tanto di cagna ufficiale per non vedenti) e dell’interprete (che parla un inglese esilarante), c’è la cronostoria del villaggio ebreo degli antenati e ci sono il Libro degli Antecedenti e il Libro dei Sogni, che, da soli, valgono bene la lettura.

Soprattutto ci sono momenti di comicità devastante che si alternano a momenti emozionanti e a momenti di pura poesia.
Cosa rara, rara, rara…

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