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Moka vs Macchinetta

Vivere in una casa nuova, si sa, porta a fare scoperte insospettabili sulla tua vita fino a quel momento.

Per una che ha sempre avuto un rapporto quantomeno problematico con la bevanda nazionale, ricevere in dono come primo regalo in assoluto un'avveneristica (ma grazie-a-dio rossa) macchinetta automatica per il caffè è stato un duro colpo.

Poi, siccome il mio personalissimo conflitto con la caffeina non l'ho ancora risolto, ma sono in grando di applicarmi a riflessioni profonde in misura inversamente proporzionale alla loro utilità, mi sono data alla speculazione astratta (dai toni vagamente luddistici) sul passaggio dalla vecchiacara moka a 'ste benedette macchinette.


1.  La spesa
E' la prima - inevitabile - considerazione contro cui va a sbattere chiunque passi dal caffè in polvere alle capsule, e i conti sono preso fatti (e schiaccianti): un caffè con la moka, più o meno, mi viene a costare 10 centesimi a tazzina. Un caffè con l'apparecchio più o meno 35 centesimi, che sì, lo so, sempre di centesimi parliamo, ma..
1.A Non è solo il costo: a casa mia, dove il consumo di caffè è ridotto, prima si comprava una confezione di caffè al mese, ora una di capsule a settimana.
2.B Mettiamo una famiglia in cui 4 persone prendono 3/4 caffè al giorno l'uno: facile che la confezione di capsule ti duri poco più di un giorno.. cioè, tipo 40 euro di  caffè a settimana.. semplicemente folle!!!

2. Lo sporco
Va bene, mi rendo conto che in questi tempi di spending review già la prima considerazione porterebbe chiunque a bollare come artificio del demonio le capsuline di caffè, ma per me anche la questione sozzume ha una sua importanza.
La moka sporca, poche balle: sporca prima, quando la riempi e la polvere fa tutto il circoletto intorno, e sporca soprattutto dopo, quando inevitabilmente il caffè scende lungo le pareti esterne e tu preghi preghi preghi che il calore della caldaia lo vaporizzi prima di arrivare a toccare terra, ma niente, lui ti frega lo stesso lasciandoti con un brodetto marroncino sul piano cottura.
La macchinetta si limita a lasciare qualche sporadico microspruzzino intorno, ma, vi dirò... a me quelli sembrano pure eleganti.

3. La socialità
"Chi vuole un caffé?" è la domanda più gettonata del fine pasto. Non so in quante case dimorino moke da una tazza (tipo casa nostra, visto che Daniele era più o meno l'unico a prenderlo), ma il fatto di avventurarsi in un'impresa così odiosa e (per i motivi sopra esposti) deludente come preparare la moka spinge i più a farlo solo se quel caffè lo berranno in tanti. Cioè, ci vuole un'anima generosa e solidale per alzarsi da tavola dopo essersi abbuffati e preparare il caffè per tutti, ma anche quell'anima desisterà se è l'unica a prendere il caffè.
Con l'automatico è un attimo, schiacci un bottone, aspetti, bevi il caffè.

L'automatico è alienante.

4. Il tempo
Probabilmente sono l'unica a soffrire questa condizione, ma tant'è: io vivo di desideri brucianti, voglie intense e fulminanti che in linea di massima durano circa 14 secondi e poi spariscono repentinamente come si sono presentate. Va da sé che il più delle volte restano inappagate, visto che in 14 secondi non è facilissimo reperire un pollo al curry masala o il testo completo del teatro shakespeariano in lingua originale.
Però, per tornare al caffè (che già non mi ispira tantissimo di suo), nei 10 minuti che ci vogliono prima che qualcuno decida di immolarsi, caricare, aspettare e servire il caffè di moka, io ho già vissuto una dozzina di altri amori incompiuti, che quel caffè lì può pure andarsene a bagnare i savoiardi.
Con l'automatico è un attimo, schiacci un bottone, aspetti, bevi il caffè.
Ogni volta che ci passi davanti e/o ti viene in mente.
L'automatico da soddisfazione.

5. L'esperienza multisensoriale
Fare un caffè con la moka può dare delle soddisfazioni: se riesci a superare lo stress di dover riempire il filtro e compattare la polvere senza spargerla tutto intorno, di aspettare che il caffè venga su in un tempo che tipicamente si dilata in finestre spazio-temporali tendenti all'infinito e a prendere quella cosa incandescente per un manico in gomma che nel 98% dei casi si è disciolto in tempi remoti... beh.. l'esperienza tutto sommato può essere piacevole: la casa si riempie di profumo, il borbottìo è gradevole e rassicurante e, chiudendo gli occhi, puoi rivivere tempi felici e ricordi lontani.
L'automatico è immediato, preciso e funzionale.
L'automatico è asettico.

5. La teoretica
In decenni di caffè con la moka sono nate scuole di pensiero ferocemente avverse l'una all'altra: e dove deve arrivare l'acqua, e quanto caffè devi mettere, e quanto devi compattarlo, e tieni il coperchio sollevato, e metti il cucchiaino.. per non parlare delle lauree specialistiche assegnate in ogni famiglia: No, il caffè lo fa Giusy perché lei sì che lo fa bene! (dove generalmente Giusy è quella cretina che si immola per la tavolata, e tutti la illudono di avere competenza solo perché se no poi gli tocca alzarsi loro..).
L'automatico è a prova di bambino: se sei in grado di incastrare l'esagono nel buco corrispondente, allora puoi anche fare un buon caffè con la capsula.. o comunque un caffè uguale a quello che farebbe Giusy.
L'automatico è equalitario.

6. Il gusto
Ma io che ne so, ma lasciatemi stare, io preferisco il pollo al curry...

Organizing tips from Pinterest

C'è una fissazione che mi è presa negli ultimi tempi (e no, non si tratta dell'ennesima serie/cavolata, per quanto aspetti con ansia l'inizio di Le regole del delitto perfetto, che già dal nome promette d'essere cretino a sufficienza): l'organizzazione degli spazi, la massimizzazione dei tempi, l'ordine e la funzionalità di tutta la casa.

Passo ore a spulciare Pinterest (QUI trovate la board con la summa maxima delle mie ricerche), a scorrere tutte le pagine di Amazon alla ricerca di quel particolare contenitore che ho concluso essermi indispensabile, o ancora a guardare tonnellate di video che mostrano maniacalmente l'interno dei frigoriferi altrui.

Quindi, in attesa di darmi alla speleologia del mio stesso freezer, ho deciso di condivdere con voi alcuni trucchi che ho visto, riprodotto e accolto con soddisfazione a casa mia.

Regola n. 1: Divide, (ridistribuisci) et impera
Se volete che qualsiasi cosa in casa vostra risulti linda e ordinata l'unica via è togliere di mezzo tutte le confezioni originali e ridistribuirne il contenuto in contenitori uguali tra loro. Una gran fatica (e impegnativo anche dal punto di vista economico), ma volete mettere la soddisfazione aprendo uno sportello così?
Ora, come contenitori andrebbero benissimo anche i barattoli Ikea che vedete nella prima foto (io l'ho dotati di piccole etichette su cui scrivo a matita cose tipo la scadenza o i minuti di cottura della pasta), ma se volete proprio fare il botto i migliori in assoluto sono i barattoli ermetici Oxo con la chiusura a pressione sul coperchio.
Sì, costano quanto l'istruzione di vostro figlio dalle elementari alla specialistica.
Sì, avremmo fatto meglio a pensarci quando abbiamo fatto la lista nozze.
Comunque io ne ho due (che tengo tipo reliquari e rimiro alla Gollum) e - accidenti - non ce n'è: niente al mondo è più pratico o più ermetico di questi.

Regola n. 2: i bastoncini estendibili sono nostri amici
Avete presente quei bastoncini che si utilizzano per fissare le tende direttamente alle finestre? Ecco, le tende a giorno non mi sono mai piaciute, ma, ehi.. come ridistributori degli spazi funzionano alla grande!
Finora la sottoscritta teneva vassoi e taglieri impilati gli uni sugli altri, col prevedibile risultato di evitare sempre di prendere quelli sul fondo per non far crollare l'intera struttura. Un paio di bastoncini ed il gioco è fatto!
P.s. ad onor del vero dovrei precisare che col cavolo un bastoncino può tenervi 5 detergenti come nella seconda foto: io mi son dovuta accontentare di due (tre se proprio le confezioni sono mezze vuote)...

Passiamo al frigorifero? La prima cosa da fare, a mio avviso, è dotarsi di quei rivestimenti per cassetti che Ikea da via a pochi spiccioli: la roba non scivolerà più e se qualcosa si versa o sporca si pulisce in un attimo.
Poi anche qui vale la legge del dividere e riordinare: ancora non li ho trovati, ma questi contenitori con il manico mi sembrano proprio il compromesso ideale tra estetica e funzionalità.
Bonustrack: misurate le esatte dimensioni dei vostri cassetti per frutta e verdura, e continuate a girare finché non trovate dei contenitori che vi si adattino perfettamente, consentendovi di tenere tutto separato ed in ordine.

Che dite, usciamo dalla cucina e facciamo un giro per le altre stanze di casa? Quanti di voi combattono la piaga dei cavi che serpeggiano per casa? Io, che ho un marito per il quale possedere tre pc e tre paia di casse sembra essere il minimo indispensabile per condurre un'esistenza dignitosa, ci sono impazzita finché non ho visto la prima foto: un semplice cestino metallico da fissare sotto la scrivania (sempre da Ikea, ma mi sa che li vendono anche al 99), et voila, tutti i fili spariscono dalla mia vista!
(la seconda è una soluzione assai elegante, ma, mi chiedo, quanto praticabile? Andrà pur forato il cassetto, o sbaglio?).

Sempre a proposito di divisori: voi 'sta roba l'avete mai vista? Io sono riuscita a trovarla solo sul sito dell'Ikea, ma quando ho chiesto ai commessi dubito che mi abbiano anche solo capita: comunque il mio problema coi divisori è che difficilmente si adattano esattamente alle dimensioni dei miei cassetti, c'è sempre qualche angolino che resta fuori.. quando riuscirò a trovare questi robi qui avrò risolto il problema, visto che si dovrebbero poter ritagliare a misura con delle semplici forbici.



E voi?
Quali stratagemmi avete adottato con successo in casa vostra??

Guest Post: i biscotti di Isabella



Oggi cedo la parola alla mia blogpal Isabella, di cui vi avevo già parlato qui: questo è il primo guest post del mio blog (e l'esperienza mi è piaciuta un sacco, per cui si faccia avanti chi vuole replicare!), e - udite udite - è anche la prima ricetta che pubblico su queste pagine (cosa che non meraviglierebbe affatto chi conosce le mie scarsissime capacità pasticcere).
Pronte con tegami e formire?? Io cedo subito la parola alla mia blogpal... Isabella!!!



 
A chi non piacciono i biscotti americani, burrosi,  morbidi e croccanti allo stesso tempo e pericolosamente ipercalorici?
Questi biscotti li ho pensati per il blog di Iole, potrei dire che sono semplici da fare e buonissimi da mangiare...ma non sarebbe abbastanza...sapete quei biscotti che non riesci proprio a smettere di mangiare e anche mentre sono ancora in forno la casa profuma tutta di burro...e poi arriva una amica e tu offrendoglieli ti senti un po' come la sibilla di Matrix che quando arriva Neo li ha appena sfornati...ecco proprio questi!!!
Non provate a farli se siete a dieta!

Gli ingredienti principali sono le nocciole ed al posto dello zucchero comune ho utilizzato dello zucchero muscovado che è uno zucchero derivato dallo sciroppo di canna da zucchero, è  morbido ed anche piu' nutriente rispetto al cugino piu' raffinato.
Se non riuscite a trovarlo basta sostituirlo con  dello zucchero comune.



Ingredienti
per circa 30 biscotti del diametro di 6 cm.
100 gr di nocciole spellate e tostate
150 gr di cioccolato al latte
2 uova grandi
200 gr di burro di malga
250 gr di farina 00
100 gr di zucchero di canna
100 gr di zucchero moscovado
100 gr a scelta di:
 amarene essiccate o zenzero candito o arancia candita
3 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di sale fino

Preparazione
  • Nel robot da cucina sminuzzare il cioccolato, le nocciole e la frutta secca e metterle da parte
  • Sempre utilizzando il robot da cucina, amalgamare il burro a temperatura ambiente aggiungere lo zucchero, la farina ed il lievito setacciati ed infine il sale e la cannella
  • Aggiungere una per volta le uova intere sempre a temperatura ambiente
  • In una ciotola lavorare, brevemente, l'impasto aggiungendo il composto di nocciole, cioccolata e frutta secca
  • Una volta raggiunto un impasto omogeneo, raccoglierlo a palla ed avvolgerlo nella pellicola trasparente
  • Mettere in frigorifero per circa 1 ora
  • Portare il forno a 180°
  • Rivestire una placca da forno -l'ideale sarebbe lavorare con almeno due placche
  • Togliere l'impasto dal forno e con l'aiuto di due cucchiai creare piccole palline di 2 cm di diametro e disporle sulla placca ben distanziate fra loro - almeno 3 cm
  • Rimettere la placca nel frigorifero per altri 15 minuti, trascorsi i quali potete mettere direttamente in forno abbassando la temperatura a 160°
  • I biscotti saranno pronti in poco piu' di 10 minuti
  • Sfornare e lasciare 20 minuti sulla placca a raffreddare poi disporli su una gratella
  • Per conservarli disporli in una scatola di latta...ma generalmente non arrivano oltre i 3 giorni!!!

Quando desidero regalarli li ricopro di cioccolato … ma questa è tutta un'altra storia...
Ringrazio Iole ed il suo Blog per l' ospitalità

Baci da Isabella  




Che dite... non vi sembra di sentire già il profumo.....???? 
Grazie mille ad Isabella per la collaborazione.. e per averci fatto prendere un paio di kg solo con le fotografie!!!

Quello che vorrei scomparisse dagli scaffali del supermercato

Non so voi, ma a me capita di fare la spesa almeno un paio di volte a settimana (ma sto studiando e tra Pinterest e applicazioni per Android conto di riuscire a toccare picchi di organizzazione domestica mai sfiorati prima dall'essere umano).

Qui ad Agrigento, tranne una breve parentesi in cui, a seguito del fallimento del monopolista locale della GDO, tutti i supermercati cittadini erano rimasti privi di rifornimenti e a fare la spesa sembrava di stare in uno di quei film apocalittici sulla fine del mondo (provateci voi, quando sugli scaffali non vedi altro che caffè Splendor per intere corsie!), oggi viviamo un'era di continue aperture e riaperture di nuovi supermercati o discount. 
C'è da chiedersi se di questi tempi la gente faccia qualcos'altro oltre a mangiare.

(note to self: preparare una lista di schizofrenie locali da tenere come spunto per i prossimi post per la prossima catena di post)


Comunque, sarà che il rapporto col cibo è uno di quelli più istintivi, intimi e problematici dell'essere umano, ma io ogni volta al super mi faccio venire delle crisi di rabbia per via della presenza di certe cose che vorrei poter cancellare con una strizzata d'occhi tipo Strega per amore.

Segue lista indicativa ma non esaustiva:

- docciaschiuma: ora, va bene che lavarsi con la saponetta forse è la cosa migliore, ma a noi pigri scoccia sprecare 45 secondi ad insaponarci le mani, quindi che facciamo? Vogliamo qualcosa che sia già liquido. Mo' ditemi voi che differenza può esserci tra un docciaschiuma e un bagnoschiuma, tale da giustificare il fatto che, a parità di marca, linea e profumazione, il boccettone extralarge del bagno costa addirittura un po' meno del flaconcino del doccia.
Sì, lo so, le più idealiste tra voi mi risponderanno che il bagno serve a fare le bolle nella vasca, mentre il doccia serve ad insaponarsi il sederino.. Signore mie, aprite gli occhi... Ma secondo voi in quei due contenitori c'è davvero qualcosa di diverso?!?!?

- carta igienica: ommadonna queste mi fanno impazzire! A parte il fatto che la cacofonia stessa del termine morbistenza provoca generalmente un'immediata stitchezza che va contro i propositi commerciali di chi la produce, provate un po' voi a mettervi davanti lo scaffale delle carte igieniche e ricavare dalle confezioni l'unica informazione che effettivamente serve sapere, cioè, quanto è lungo quel dannato rotolo???? No no, cari miei, i geni del marketing sproloquiano su quanto sia piacevole, confortevole, onirico (quasi erotico) strofinarsi con un dannato pezzetto di carta, ma no, non possiamo decidere quale comprare in base al sacrosanto criterio "quella che dura di più".

- la frutta o la verdura già tagliate: l'ho detto che sono pigra? Sono pigra!
Ma con tutta la pigrizia non posso concepire che una mela costa tipo 30 centesimi, però se qualcuno la prende, la (si spera) lava, l'affetta, la (presumo) spruzza di qualcosa che non la faccia annerire, e la disponga in un simpatico contenitore di plastica, la stessa mela costi poi più di un euro.
E l'insalata?!?! L'insalata in busta mi fa anche male alla pancia, pensa un po'..
(L'insalata normale mi fa solo schifo)
Oh, ma stiamo scherzando?!!? Chi è che non ha il tempo di tagliarsi una mela?!?! 
E mangiatevela con la buccia 'sta cazzo di mela, che è anche più buona..

- i piccolini (e in generale ogni alimento pensato per i bambini): sento già i cori greci. Lo so, non ho figli, non posso sapere quanta fatica vi costi infilare nell'esofago di vostro figlio una pennetta di formato normale. Però, vi prego, credetemi, ho avuto anche io 5 anni, eppure sono sopravvissuta all'isterica pretesa di mia madre di alimentarmi con paste pensate per gli adulti. Vi dirò di più: sono certa di conoscere almeno altre 3 o 4 persone che hanno patito gli stessi abusi alimentari!
Al limite, chiamavamo la nonna per farci spezzare in due i maccheroni.. 
Quindi già non mi convince la necessità della pasta per gnomi.. figuriamoci se poi consideriamo che costa pure molto di più!!!
Facciamo un gioco ipotetico: diciamo che io produca la pasta (e, okay, nel tempo libero prenda a mazzate gli omosessuali). Diciamo che devo decidere il prezzo delle pennette. Che faccio? Mi calcolo la materia prima,  le spese di produzione, il trasporto, la commercializzazione, robe così.. okay, diciamo un kg delle mie pennette costerà 80 centesimi. Mo' sfido chiunque di voi a farmi capire perché cavolo un kg delle stesse pennette un po' più piccole deve costare mediamente 1,50?!?! Usi il grano baby?? Ci vogliono più operai? Hai dovuto assumere Memole e David Gnomo????

- il dentifricio: qua non ce l'ho proprio col dentifricio (per quanto mi risuonino in mente le parole del mio dentista quando gli chiedevo suggerimenti sulla marca dello stesso: "te li puoi lavare pure col dopobarba di papà, basta che li spazzoli come Cristo comanda..."), ma sull'imballaggio: la pasta dentifricia vive in un comodo, ancorché scarsamente ecologico, tubetto di plastica, origine di numeriose liti familiari incentrate sul mancato avvitamento del cappuccio.
La plastica mantiene l'interno umido ed è anche bella resistente: magari eviterei di passarci sopra in retromarcia, ma se il tubetto cade a terra non si rompe mica.
Ecco, ora spiegatemi a che caspita deve servire lo scatolino di cartone... è un costo extra, ingombra nel trasporto e soprattutto fa sentire il povero dentifricio discriminato rispetto a, che so, la maionese o la conserva di pomodoro.. 
Fatelo per lui, aiutatelo ad autodeterminarsi!

- gli imballi al reparto salumi: in principio fu la carta plastificata. Il salumiere tagliava le fette, le adagiava sulla carta, piegava et voila, te ne potevi andare a casa a farti un panino col salame.
Ma erano evidentemente altri tempi (i bambini mangiavano pennette normali, per dire..).
Il Ministero della Salute deve averci messo lo zampino, perché oggi vai dal salumiere, chiedi un etto di mortadella, e poi resti a guardarlo mezz'ora mentre lui affetta, prende una di quelle dannate vaschette che una volta aperte non si richiuderanno manco col bostik, ci mette le fette che ovviamente strabordano, allora gli chiedi "me lo mette in carta, per favore?" e lui prende un foglio di carta normale, un foglio di carta oleata, un sacco di pellicola e sta lì a confezionare un capolavoro che ti viene voglia di chiedergli "ma lei li ha mai provati i Mr. Huey's di Studio Calico?? E il washi tape di 7Gypsies??".
La mozzarella no. La mozzarella ha la sua carta natìa, solo che il latte trasuda, e allora la mettono in un'altra vaschetta, più profonda, e quando sei lì lì per sospirare sollevata per lo scampato pericolo, cominciano a dargli taaaanti di quei giri di pellicola trasparente che il salumiere comincia a sudare pure lui, e poi a casa ti servirà la spada di Darth Vader per farti la caprese..


Vi presento... Shabbolous Life!

Ricordate l’iniziativa Blogpal lanciata da me ed Alex qualche settimana fa?
(se non la ricordate, o se non avete fatto in tempo ad iscrivervi, vi segnalo che Alex ha aperto nuove iscrizioni anche per il mese di novembre, quindi… correte a darci un’occhiata!)
Ebbene, ho il piacere di informarvi di essere stata abbinata ad Isabella, una cuoca eccezionale, abilissima creativa e.. blogger molto particolare!
Sul suo blog Shabbulous Life potete trovare ricette da leccarsi i baffi. Qualche esempio?


Questa cheesecake (il mio dolce preferito.. questa qui è solo l'ultima in ordine di tempo, ma scavando nel blog ne vengono fuori molte altre!!!)


Questa focaccia ripiena (eh sì, a me piacciono le cose leggere e salutari... non si era capito???)


E, per tornare in tema autunnale, questi deliziosi mini muffin (che sono la specialità di Isabella) alla zucca e noci!



Quello che ancora non trovate sul blog è questa coperta patchwork: quando l’ho vista sono rimasta a bocca aperta!!


Isabella mi ha spiegato che dietro questa coperta si nasconde una storia di coincidenze, per cui sono curiosa di scoprirla.. eh sì, perché quando ho detto che la nostra Isabella è una blogger atipica intendevo dire proprio questo: in genere chi apre un blog è spinto da una forma più o meno conclamata di autoesibizionismo. Mostrare i propri lavori come tanti piccoli Renoir, condividere le proprie opinioni come allo speaker’s corner, parlare di sé come di Gabriel Garko sul paginone centrale di Chi… per non parlare dei casi (la cui self-confidence personalmente invidio tantissimo) di quelle che si comprano un nuovo bikini e poi pubblicano tante di quelle foto che manco nei migliori book di Gisele.. 

Vabbè, insomma, solo per dire che in ogni blogger c’è nascosto un piccolo esibizionista che freme per venire fuori...

E’ raro, invece, trovare blogger riservati.. ed è proprio così che si definisce Isabella, e infatti anche andando avanti e indietro tra le pagine del suo blog è ben difficile trovare accenni agli aspetti più intimi e personali della vita di Isabella. Certo tra le righe qualcosa sfugge sempre.. ed è anche divertente andare alla ricerca di qualche informazione in più!

Come evolverà la nostra collaborazione tra blog?
Sicuramente non finirà qui, anzi.. stiamo programmando interventi sempre più coinvolgenti, ma.. questo lo vedrete nelle prossime settimane! 

Ma cosa hai messo nel caffè...?

Ora che ci penso, ma da dove nasce lo stereotipo del caffè napoletano?? Non siamo mai stati un popolo di commercianti, non abbiamo relazioni speciali con il Brasile, né abbiamo mai conquistato niente (anzi, a dire il vero a Napoli da conquistatori sono passati proprio tutti, probabilmente solo i Cinesi, finora, non ci hanno ancora onorato..).

Forse, chissà, ha a che vedere con l'edonismo partenopeo, il godersi la vita, il fatto di prendersi una pausa anche quando sarebbe più opportuno dedicarsi ad altro.. chissà!

Tutto questo per dire che io, come napoletana, sono piuttosto atipica: sono sempre puntuale (in realtà sono sempre maledettamente in anticipo), la superstizione mi fa un baffo, non amo particolarmente il mio lavoro ma lo svolgo comunque in maniera egregia, e, soprattutto, ritengo che anche se un nanetto talentuoso ma oggettivamente bruttarello abbia fatto vivere una ventina d'anni fa dei bei momenti calcistici ad una città intera, questa non sia comunque una ragione sufficiente per idolatrarlo ad oltranza e dare il suo nome ai nostri figli ancora nel 2013.

(parentesi: trovo che questa di guardare ostinatamente ai fasti passati, magari senza il sensazionalismo napoletano, ma comunque indietro, sia una caratteristica di noi Italiani tutti: coraggio, ragazzi, le altre nazioni sono capaci di guardare avanti, troviamo anche noi questo coraggio...)

Uffa, volevo parlare di caffè e vedete un po' dove sono andata a finire?!?!


Ecco, torniamo all'incipit: sono una napoletana atipica, a me il caffè... non mi piace!!!

Cioè, non è che mi faccia proprio schifo (oddio.. abbastanza...), è solo che non condivido il piacere che provano in tanti nel gustarsi quella benedetta tazzina..
Lo prendo più come una medicina, tipo quando ho dormito poco e male e allora ho bisogno di qualcosa che mi tenga sveglia a dispetto dell'estrema ripetività delle mie giornate lavorative.

Ma non è sempre stato così...

Breve Cronistoria del Mio Rapporto con la Caffeina
(un argomento che sicuramente vi appassiona a frotte)

Paleozoico: fino quasi ai 18 anni io il caffè non lo consideravo proprio. Anzi, era un'esotica aromatizzazione che veniva usata in casa dei nonni per il latte al mattino: mai che mi riuscisse di farmi comprare del Nesquick, ma quelle belle fette di pane cafone amorevolmente tagliate a cubetti dal nonno finivano immancabilmente in una mistura composta da 25% latte, 25% caffè e il resto puro amore nonnesco. 
Uno dei più bei ricordi della mia infanzia.

Età dell'oro: all'università ho scoperto con meraviglia che i miei coetanei non condividevano il mio disgusto nei confronti dell'insulsa brodaglia, ma, anzi, la ricercavano! Andavano al bar apposta!!! Okay, ad essere onesti c'era qualcosa in quel rito dell' "andiamo a prenderci un caffè" che mi affascinava, ma non avrei mai potuto convertirmi a quel gusto acido e amaro.. da qui nasce la lunga serie di surrogati che mi inventavo per essere anche io invitata al bar evitando però il caffè tout court: cappuccini, succhi di frutta, tè, gelati, cioccolate.. ehi!!! Forse ho finalmente capito le origini del mio sovrappeso!!!

Era classica: Agosto del 2001. Parto alla volta di Dresda per un corso universitario che mi terrà impegnata 5 mesi nel (vano ed illusorio) tentativo di imparare un po' di tedesco. Ripeto: parto (da Napoli) ad Agosto (intorno al 15). Come volete che fossi vestita??
Peccato che io il sole l'abbia salutato all'areoporto di Capodichino per rivederlo poi esattamente nello stesso posto 5 mesi dopo: in Germania solo piogge, nebbia, temporali, freddo!!!
Peccato anche che la Swiss Air abbia generosamente pensato di omaggiare i miei bagagli di una gita fuoriporta in Thailandia, e che me li abbia restituiti solo dopo 2 settimane nel corso delle quali la sottoscritta è sopravvisuta solo grazie a un Dio-l'abbia-in-gloria maglione con le renne (preso in prestito da Waldus il finlandese), una felpa dell'università di Yale (presa in prestito da Timothy l'americano e mai restituita) e litri e litri di caffè lungo teutonico assunti nel solo scopo di mantenere la temperatura corporea sopra i 12 gradi.

Medioevo: l'esperienza tedesca mi ha così lasciata confusa e disorientata. L'unica napoletana che abbia imparato ad amare il caffè in Germania torna in patria senza avere più una posizione chiara da assumere a fronte del fatidico "chi vuole il caffè?" con cui si conclude ogni pasto italiano.
In attesa di illuminazioni, mi do ai compromessi, e comincio a prendere sistematicamente il caffellatte come colazione.

Rinascimento: è l'epoca dei succedanei: nocciolati, mokaccini, cremini e via discorrendo. A me torna l'ansia dell'essere inclusa negli inviti al bar e mi do alle sperimentazioni, senza però trovare sostanziale soddisfazione nell'ingurgitare caffeina allo stato puro (e se è per questo manco agli stati modificati).

Età dei lumi: improvvisamente, senza che niente l'avesse preannunciato o lasciato solo immaginare, alla domanda "chi vuole il caffè?" comincio a rispondere in senso affermativo, sempre, e senza neanche sentirmi ogni volta come San Lorenzo sulla graticola.
Desidero il caffè.
Voglio il caffè.
Richiedo il caffè.
Peccato che nel frattempo amici, familiari e baristi si siano abituati al fatto che io non ne prenda, per cui, puntualmente, si dimenticano di preparare anche la mia tazzina.

Era moderna: nel frattempo, per fortuna/purtroppo, ho trovato lavoro. Le pausa caffè diventano un elemento essenziale delle mie monotone giornate, l'occasione per scambiare due chiacchiere con Patrizia al mattino (cosa hai fatto nel week end, cosa hai cucinato ieri sera, quanto è stronzo il direttore...) e per defilarmi quando vedo entrare qualche cliente ostile al pomeriggio.

Mi piace? No, piacermi mi pare un'espressione un po' forte.
Lo apprezzo, diciamo.
In rare occasioni ne sento addirittura il bisogno.
(Nel disgusto generale) continuo a bere persino quello lungo, per dire.

Cosa ci riserverà il futuro? Quali colpi di scena conserva ancora il fato per questo controverso rapporto di odio-odio-rispetto reciproco-odio-sana diffidenza?

Soprattutto: chi ha avuto il coraggio di seguire fin qua queste farneticazioni??

Tuoni, lampi, fulmini e.. buona pasqua a tutti..

Lo so, il titolo è sconclusiato, ma, vedrete, proprio per questo adattissimo: mai come in questo momento la mia vita sta prendendo una piega senza senso, dal punto di vista lavorativo, affettivo, familiare, alimentare..

(Unico punto fisso, manco a dirlo, la costante ed ingombrante presenza di Pallina..)

Ma no, tranquille che non mi è successo nulla! Semplicemente, mi lascio assorbire dalle polizze auto, dalle prime parole della mia nipotina, dai cuochi in tv e dagli shop francesi.. col risultato che non sto dietro effettivamente a nulla!

Soprattutto mi rode l'essermi lasciata andare con la dieta: non che abbia fatto chissà quali disastri, ma rientrare a regime dopo le giornate di festa è infinitamente più difficile che non sgarrare mai! Che poi a livello razionale lo so benissimo, ma poi mi commuovo davanti a un trancio di pizza o a una costina di maiale..

Insomma, tutto è cominciato con l'aver ricevuto il pacco dello swap scatola di biscotti da parte di Rosa: oh, vi giuro, io me lo sentivo!!! Lo sapevo che, essendo a dieta, avrei ricevuto i biscotti della più famosa biscottifera della Sicilia Occidentale!!!

Le foto qui accanto servono a farvi solo intuire quali meraviglie io abbia assaporato, considerando che, per di più, ho ricevuto il pacco in ufficio proprio il giorno in cui avevo dimenticato a casa la mia triste sacca da pranzo dukaniana..

E, risaputamente, oltre che una pessima dietista, sono anche una pessima fotografa, perché 'sti scatti qua non rendono giustizia né ai biscotti né agli altri bellissimi regali di Rosa: un vassoietto con ricamo in broderie suisse, un libro di ricette e delle formine raffiguranti animali vari (già inaugurate.. quella col coniglio ha avuto un successone a Pasqua!!!).

Ma, insomma, restava il fatto che un po' di cacao e di nocciole son bastati a farmi vacillare..


Per cui stamattina mi ci sono messa di impegno: ho sistemato casa, avviato 3-4 lavatrici, fatto la spesa presso ogni fornitore umanamente concepibile, lavato, sbucciato, tritato e infornato, ri-lavato la cucina che intanto era ovviamente diventata inguardabile.. e mi sono accasciata in poltrona chiedendomi come fanno quelle che, oltre alla casa e al lavoro, hanno anche dei figli a cui badare..



Risultato di tanta profusione di impegno: dei piatti che con tanta (ma tanta!!) immaginazione, per quanto intrinsecamente dukaniani, possono dare l'idea di essere altro..

Nello specifico: tagliatelle al salmone, realizzate con una ricetta trovata qui e già sperimentata (nella versione "tagliolini all'orientale") e futuro oggetto di studi applicati sulla lasagnabilità della stessa.




E inoltre, udite udite, una robina che io.. nel generale delirio delle mie papille gustative.. ecco..  in fondo in fondo..  oserei chiamare..

PANE!!!!!!!!

 Okay, a voi 'sto robo qui sembrerà un coso moscio e inutile, ma, vi assicuro, dopo 2 mesi e mezzo di tripudio proteico alleggerito di tanto in tanto da qualche commuovente fogliolina di songino.. sentire in bocca il sapore dello pseudo-pane è... è.... non mi vengono neanche le parole, ecco!!!

Però, son sempre aperta ai miglioramenti, per cui se qualcuno sapesse come evitare la fase "camera iperbarica con tutto Michael Jackson morto e criocongelato dentro" e volesse gentilmente darmi qualche indicazione (più lievito? Meno lievito? Meno yogurt? E le uova, poi, serviranno davvero??) per evitare lo sgonfiamento finale, gliene sarei grata.


Perciò, cari miei, riprendiamo da qui: 2 mesi e mezzo e -11,5 kg!


Al volo: un ringraziamento ad Ombry di Stitch and Devotion, che ha pensato bene di insignirmi di un gradito premio. Gliene sono grata, ma non lo giro a nessuno in particolare: mai come in questo periodo tenere in pieni un blog mi sta sembrando un lavoro.. e quindi premio TUTTE le autrici di blog sparse per il mondobloggo...

Swap Scatola di Biscotti

Con le ragazze del forum Isola Creativa abbiamo stilato un vero e proprio calendario di iniziative, alle quali è possibile prenotarsi senza che questo sia vincolante, ma che ci serve comunque per avere un'idea degli impegni che abbiamo preso.. o che potremmo prendere in futuro!

Tra queste, una delle iniziative che mi ha conquistato fin dal primo momento è stata quella dello Swap Scatola di Biscotti. Prima ancora di sapere chi fosse la mia abbinata avevo già un'idea di massima di quello che avrei voluto realizzare.. quando poi ho saputo che avrei spedito il mio pacchetto a Clara, non ho potuto che esserne contentissima, ed ho aggiunto qualche altro piccolo tocco per personalizzare il regalo.




Okay, lo ammetto: in cucina me la cavo, ma non sono affatto una brava pasticcera.. Anzi, ad essere proprio perfettamente onesti devo dire che con i dolci sono una schiappa totale.. E' un mio cruccio da sempre (e fonte di inesauribile sarcasmo da parte di Daniele).. sarà che a casa mia non se ne preparavano, sarà che non mi piacciono particolarmente.. sta di fatto che i risultati migliori sono appena mangiabili, e quelli peggiori.. ecco, non li darei neanche a Pallina!

  

Consapevole di questo mio handicap, ho provato a puntare sulle decorazioni più che sulla qualità dei biscotti.

Ho quindi preparato due scatole: una Le scatole in sé, l'avrete riconosciute, sono un puro riciclo delle glossybox.. decorate con delle chipboard a forma di cupcakes realizzate da me con nastri adesivi, patterned papers e.. il cartone di una confezione di cereali!!!




Ma veniamo al contenuto: nella scatola azzurra ho infilato tre boccette con guarnizioni per dolci (perline, zuccherini..), dei pirottini in toni pastello e tre formine per biscotti.



La scatola rosa, invece, conteneva una piccola selezione di biscottini realizzati da me (non ho voluto infierire su Clara), che però.. accidenti!!! Ho dimenticato di fotografare!


Poi dei gianduiotti e un asciughino decorato con la tecnica dell'appliquè, che non avevo mai sperimentato prima e che mi ha letteralmente conquistata!!! E' talmente semplice che posso farcela perfino io che non so cucire e mi consente di smaltire le stoffine che ho accumulato negli anni senza poi usarle per "paura di sciuparle"... Proprio una tecnica che voglio affinare.. o almeno provarci!!!


Another suitcase, another hall

Immaginatevi la scena: siete nel terminal di un aeroporto, troppo presi dal vostro nuovo cellulare che vi consentirebbe di restare collegati al web 24 h su 24, non fosse che l'avete inavvertitamente spento per controllare la modalità volo, e ora il pin per riaccenderlo vi è completamente sconosciuto, l'unica maniera per recuperarlo sarebbe chiamare vostro marito, ma, curiosamente, vodafone non la considera una chiamata d'emergenza. Un un vago senso di panico vi invade lentamente al pensiero che tra qualche ora sarete in una città lontana, con un cellulare inutile, le possibilità che ancora esistano cabine pubbliche prossime allo zero e comunque nessun numero archiviato nella memoria off-line (quella fatta dei vecchi banali neuroni, per intenderci).
Vi siete quasi autoconvinte che sì, effettivamente comprare un nuovo telefono, scheda inclusa, a due giorni dall'acquisto del precedente potrebbe essere una soluzione praticabile, quando casualmente l'occhio vi cade sul monitor del terminal col faccione di Alemanno in primo piano e strane parole che scorrono sul fondo: "nubifragio", "esondazione", "richiesto lo stato di calamità naturale"...

Ecco.
Così è cominciato il mio week end all'insegna del relax.

Per carità, una volta trovato un internet point a Fiumicino (ed aver inviato svariate richieste di aiuto via facebook), e dopo aver capito come tenermi in equilibrio sulle passerelle di legno post-nubifragio (con il trolley in una mano, il giubbotto nell'altra, l'ombrello, un sacchetto di dolci dondolante e la borsa con la tracolla rotta appesi dove capitava), dopo tutto questo, dicevo, la mia giornata è notevolmente migliorata.

Mi sono divertita un sacco, ho chiacchierato fino a notte fonda con un'amica di infanzia, ho fatto i miei giri eclettici per la città eterna, ho mangiato divinamente, mi sono spugnata, infangata e imburrata alle terme..

Cominciamo dai giri?
La premessa è che io Roma la conosco, non mi azzardo a dire bene (ché neanche i romani potrebbero), ma almeno più del turista medio. Quindi, avendo un'intera giornata a mia disposizione, ho deciso di dirigermi in centro ma evitando le grandi attrazioni del turismo internazionale, cercando scorci inusuali, particolari nuovi, posti poco frequentati...
...ed è stato mentre elaboravo tali snobbistici ragionamenti che ho svoltato l'angolo e mi sono ritrovata a Fontana di Trevi!

Vabbè..

Il Pantheon, visto dal Pantheon: ed io che la Francia vado a cercarla in Francia.. a voi non sembra Montmartre??




Piccioni a piazza Navona, ed un po' di Bernini intorno.




Non sono una grande amante dell'Arte e sicuramente non me ne intendo neanche un po'. In questo caso sono andata a cercarmi San Luigi dei Francesi solo perché una collega, sapendo che andavo a Roma, mi ha ripetuto più volte di non perdermi Caravaggio (ed ero certache poi al ritorno mi avrebbe interrogata).
Ripeto, non sono tipo da sindrome di Stendhal, ma queste due tele mi hanno davvero colpito. Sarà la luce, sarà il movimento.. ma per un attimo mi è sembrato che dal silenzio della chiesa si levassero i rumori delle scene dipinte: il brusìo, le grida, le spade, le monete.. e sono rimasta incantata..



 
Ogni volta che vado a Roma, inevitabilmente passo da Campo de' Fiori: una sorta di omaggio a Giordano Bruno, quasi un pellegrinaggio.
Una volta di queste vi racconterò della ragazzina che in camera anziché i Take That teneva il poster di un filosofo che non sapeva di cosa dovesse pentirsi..

Ah, però ho anche visto l'autunno!! Finalmente!!!


...e quanto ho mangiato!!! Cucina tipica romana, sushi, eritreo.. non mi son fatta mancare davvero niente!
(Da cui consegue la triste svolta dietetica che ho deciso di dare a questo blog ed alla mia vita, conosciuta anche col nome di Vade Retro Muffin)

Ultimissime immagini, tratte dalle terme (e soprattutto dalla spa): una di quelle giornate all'insegna di sauna, fanghi, massaggi, piscina, olii, creme...
Quante belle sensazioni, quanta rilassatezza, ma soprattutto quanto era morbida e compatta la mia pelle!!! 
Sembravo un piccolo capitone pronto per la frittura, certo, ma se ne è valsa la pena!

And the winner is..

Che vi avevo detto?? Sono o non sono una donna di parola?? Sono o non sono una donna che non conosce vie di mezzo??
E soprattutto: sono o non sono una donna golosa?!


Segue carrellata fotografica dei miei esperimenti muffinculinareschi...

Esperimento n. 1: muffin al limone
Ho deciso di iniziare proprio dai muffin al limone in onore della mia amica Maria, la quale, inspiegabilmente, resta mia amica anche se manifesta un viscerale odio per il cioccolato in tutte le sue forme.
Presa quindi dalla riconoscenza per avermi fatto comprare i pirottini, ho voluto provare questi muffin la cui ricetta è stata scovata in rete (e, come si capirà, non più salvata o trascritta).
Risultato: dimensioni extra-small, molto gommosi, si sente troppo il limone.

Esperimento n. 2: muffin salati prosciutto cotto e groviera
Ricetta pescata sempre in rete, di tutti i miei tentativi questi son stati gli unici a non venire mangiati neanche per pietà: 2 li abbiamo mangiati (caldi erano decenti) per onor di prova, 2 li ha mangiati Daniele l'indomani spinto dai morsi della fame, 2 sono stati invariabilmente cestinati.
Risultato: dimensioni giuste, molto soffici, ma sciapiti e dal gusto non eccelso.



Esperimento n. 3: muffin al cioccolato con gocce di cioccolato
Ricetta suggerita da Tati e prelevata dal blog Il cuore in pentola: finalmente dei muffin gustosi!!! Col cioccolato, si sa, si va sul sicuro, e perfino una pasticcera inetta come la sottoscritta non avrebbe potuto fare errori clamorosi (nel senso che, purché cosparse di cacao, mangerei anche le mattonelle del soggiorno).
Risultato: dei muffin onesti, gustosi, piacevolissimi caldi, ma, come dire, senza guizzi di genio

Esperimento n. 4: muffin al caffè e cannella con cuore di cioccolato fondente
Su ricetta di Mylucky e link sul suo stesso blog, questi muffin mi sono piaciuti fin da subito perché privi di burro e dotati del cuore di cioccolata, che mi fa letteralmente impazzire.
Purtroppo però lo chef qui non ama il caffè, quindi a questi qua ha dato solo un morsetto, affidandosi, per il giudizio, al vero caffeinomane di casa
Risultato: geniale la trovata del quadretto di cioccolata all'interno, però non abbiamo apprezzato molto l'abbinamento di caffè e cannella

Esperimento n. 5 muffin al miele, mela e cannella
Ricetta prelevata dal blog Muffins, cookies e altri pasticci a seguito di una complicata navigazione del web partendo dai link offerti da Silvia e finendo.. chissà dove!
Sapete che forse questi sono i miei preferiti?? L'impasto è il più soffice che abbia provato, la combinazione di mela e cannella è perfetta, l'olio sostituisce il burro e il miele lo zucchero.
Risultato: extra-soffici, la mela all'interno mantiene l'umidità, non troppo dolci..

Non finisce qui, ovviamente.. ho solo dovuto mettere in stand-by i miei esperimenti culinari, visto che, mentre voialtre sbavate sui miei muffin, la sottoscritta se ne va beatamente a spasso per le strade di Roma, fa shopping selvaggio, ammira opere d'arte, respira un po' d'aria di metropoli, e, per finire, si concede un'intera giornata a base di trattamenti super-speciali in una spa!
Ci si risente la prossima settimana!!!!